Al paradiso delle signore

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Ha una grandiosità balzacchiana questo Ottavio Mouret, che vive per la sua grande impresa commerciale, un grande magazzino che deve diventare sempre più grande, che fagocita vecchie case con vecchie botteghe espellendone gli artigiani obsoleti, i vecchi commercianti legati ad una vecchia idea di commercio “personale” e ristretto. Pensa in grande Mouret, anticipatore dei tempi. Il suo grande magazzino, vero e proprio centro commerciale ante litteram, in una Parigi che fermenta, si chiama “Al paradiso delle signore”. Intorno a questa ciclopica impresa commerciale si svolge la storia narrata nell’omonimo romanzo, di cui non voglio dire nulla. O quasi (trad. A. Jeri – la prima uscita è del 1959, e si sente – Rizzoli, Milano 2003).
Voglio soffermarmi su quello che è l’aspetto certamente più interessante del romanzo: il rapporto tra la merce e la donna. Nella narrazione di Zola vi sono scene potenti che raffigurano la libidine del comprare, lo shopping scatenato delle donne che affluiscono a migliaia nei giorni delle grandi vendite, che instaurano con le merci un rapporto quasi carnale. Qui si ha la rappresentazione del carattere fondamentale dell’epoca presente, siamo già nella consumer society, in cui il conflitto sempre latente tra gli umani viene mediato dalla abbondanza e desiderabilità delle merci. E senza le donne la società del consumo è impensabile, lo shopping è anzitutto questione femminile. Mi sono sempre chiesto donde provenga la particolare voluttà con cui le donne si recano alle vetrine scintillanti, ai centri commerciali, nei mercati e mercatini, ecc. Penso che ciò abbia a che fare con l’origine della specie: all’uomo la caccia, alla donna la raccolta. Un punto da investigare, le relazioni tra raccoglitori sono necessariamente differenti da quelle tra cacciatori.
Il mercato consumistico come succedaneo della religione: questo mi sembra il senso più profondo di questo romanzo di Zola, distante anni luce dalle coeve prove del verismo italiano. Sia Mouret che Denise (Dionisia nella traduzione) vivono in modo religioso il proprio lavoro, come una missione che trova il suo fondamento assoluto in se stessa. E il passo più significativo mi pare quello in cui Mouret riflette sull’opportunità di far venire l’arcivescovo nel suo centro commerciale per una benedizione. Per la donna contemporanea l’unico paradiso è nell’atto dell’acquistare ciò che la dialettica del desiderio pone come suo proprio oggetto.

Ma soprattutto s’arrabbiava di non aver avuto la bella idea di Bouthemont: quel buontempone s’era fatto benedire il magazzino dal curato della Madeleine col seguito di tutto il clero! Una cerimonia bellissima, una pompa religiosa di prim’ordine, dalle sete ai guanti. Il Signore capitato fra le mutande e i corsetti da donna; la qual cosa non aveva impedito il rogo del tetto, ma che valeva di per sé un milione di annunci, tanto la cosa aveva fatto colpo sulla clientela di rango. Mouret, da quel momento, stava argomentando di far venire l’arcivescovo. (pp. 440 – 441)

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8 thoughts on “Al paradiso delle signore

  1. Il Paradiso della signore è la conseguenza della prima rivoluzione industriale.
    che, nella fine del’ottocento, cresce quanto mai nella storia e bisogna che sia smaltita. Non è facile convincere le donne ad acquistare, perché da sempre sono le tutrici del menage familiare e gestrici del danaro guadagnato dagli uomini. Così bisogna affascinarle con luci scintillanti, fruscii setosi, cappelli e cappellini, gioielli, un mondo di sogni in cui la Cenerentola delle cucine affumicate si senta Principessa. È anche il mondo degli artisti all’aria aperta, delle ballerine sulle punte e di quelle rutilanti dei night. Ma perchè, proprio nell’incipiente secolo della modernità, le donne sono vestite con ingombranti strati di stoffa, sottane inamidate, mutandoni, corsetti mozzafiato? Ebbene ho avuto da sempre il sospetto, studiando l’arte di quel periodo, che si sia trattato di una moda per il consumo della sovrapproduzione derivante dall’ applicazione del motore a vapore ai telai tessili, prima azionati dalle mani e piedi delle donne, in uno con la sovrabbondanza di materie prime provenienti dagli imperi coloniali. Così potrebbe essere, ma perdonate la mia libera interpretazione.

  2. IO sto leggendo questo libro.. e devo dire che è una noia mortale, soprattutto perchè è molto lento da leggere, quindi non è molto scorrevole.

  3. io l’ho letto e devo dire ke l’ho trovato molto bello xò alcune parti erano troppo ripetitive (per i mie gusti)…cmq nel complesso un gran bel libro…soprattutto per il lieto fine…

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