Eutanasia

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Quando il cane o il gatto, vecchi e malati, soffrono molto, il veterinario li aiuta a morire. Nessuno eccepisce. Nemmeno gli animalisti. Ma per gli umani è diverso. Questione di dignità, e di morte naturale. I documenti e i pronunciamenti della Chiesa parlano sempre di dignità umana da preservare, di vita da proteggere fino al suo termine naturale. Ma cos’è esattamente il termine naturale? Nell’attuale fase dello sviluppo tecnoscientifico non lo si sa più esattamente. Per la Chiesa, ad esempio, anche una vita vegetativa decerebrata è vita umana, finché il cuore batte, assistito da strumentazione elettronica, finché i polmoni respirano, spinti da una macchina, finché l’intestino assorbe il cibo, introdotto da un’altra macchina. Qualcosa non va, e penso alla dignitosa morte di Giovanni Paolo II, che non è stato macchinizzato. Un papa nelle spire di una macchina non è immaginabile, non lo si vedrà mai. Perché, in verità, l’uomo nella macchina è totalmente desacralizzato, e ciò di un papa non può avvenire.

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Mi viene in mente un film del 1982, Il Falcone di Vatroslav Mimica, cupa storia del medioevo balcanico. In cui, ad un certo punto, il cavaliere protagonista (Franco Nero) passa vicino ad un uomo impalato (è una forma di esecuzione capitale in cui un palo aguzzo viene introdotto nell’ano della vittima e fatto uscire dalla schiena, senza ledere organi vitali, e poi piantato in terra, così che il suppliziato possa vivere ancora molte ore tra tormenti atroci). Quell’uomo impalato gli chiede di porre termine alle sue sofferenze con un colpo di spada. Il cavaliere esita, poiché si tratta di un nemico, ma infine decide di agire per il meglio, e lo uccide perché la sua sofferenza è inumana e irrimediabile. Che fare in circostanze simili? Io non ho alcun dubbio, per quanto mi concerne: eutanasia (in un caso simile senza “eu”, forse). Ma, una volta saltata l’assolutezza del principio…

6 risposte a "Eutanasia"

  1. atroce quella tortura!

    io sono per tutto ciò che può lenire il dolore, quando esso è irreversibile e porta alla morte.

    Ciao Fabio
    e complimenti per il blog, molto elegante…

  2. Non avevo ancor visitato il tuo blog, caro fabio, e lo trovo di grande delicatezza e cura estetica. Quest’ultimo tema poi mi appartiene per necessità, pur senza aver avuto mai il coraggio di guardarci dentro.
    saluti da elisabetta

  3. >l’uomo nella macchina è totalmente desacralizzato

    o più semplicemente disumanizzato.

    Riguardo all’impalatura sono d’accordo con lei, ma per il fatto che la condizione di un’impalato non è degna di un essere umano. La condizione di malattia, anche estrema, invece appartiene alla natura e necessariamente anche agli uomini. Va affrontata per quello che è. Il dolore è una prova che ognuno è libero di affrontare nella maniera in cui crede, ma nè malattia nè dolore ami toglieranno dignità alla persona ne renderanno una vita indegna di essere vissuta.

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