Il logos violato

strum.jpgLa produzione accademica italiana nell’ambito della filosofia (quella delle università di schopenhaueriana memoria) presenta a me lettore due elementi di fastidio: in primo luogo di solito i libri sono erudite costruzioni in cui il testo vero e proprio è, per così dire, quasi sommerso in un mare di citazioni e note; in secondo luogo l’apporto originale dello scrivente potrebbe ridursi alla decima parte del testo stesso, che consta di riferimenti, spiegazioni del pensiero di altri sul tema trattato, esposizione di teorie già note al lettore. Di questo è un bell’esempio il libro di Giusi Strummiello, il cui titolo Il logos violato. La violenza nella filosofia (edizioni Dedalo, Bari 2001) mi aveva dismagato, inducendomi alla sua lettura. La Strummiello è Ricercatrice di Filosofia teoretica, ed affidataria di un corso di Filosofia delle religioni (a Bari). Il testo in questione, di 406 pagine, metà delle quali è costituito appunto da note e citazioni assai ampie, affronta il problema dell’ altro dalla filosofia, la violenza, passando in rassegna le posizioni di Eric Weil, Adorno, Arendt, Hegel, Marx, Engels, Derrida, Heidegger, Zambrano ecc. ecc.. Conclusioni: sul tema del rapporto tra la tradizione filosofica occidentale e la violenza ne so quanto prima, so però che la Strummiello finisce confidando in “un pensiero che si faccia carico della finitezza” che deve “ritessere pazientemente…la sua tela di senso” (p.391). Che non si sa, mancando il discorso filosofico del nuovo millennio di qualsiasi fondazione, sennò sarebbe violento, se sia di natura penelopea (Ma Odisseo dov’è?). A proposito, in un mondo globalizzato possiamo ancora permetterci di far parlare l’Occidente sempre e solo di se stesso con se stesso, o questa riduzione in una riserva indiana ha a che fare con quella terribile fatica del concetto che sarebbe richiesta ai filosofi occidentali che volessero dialogare con il pensiero altro? O si pensa che gli altri non pensino? “…in effetti, l’ambito dell’intero discorso dev’essere pur sempre, programmaticamente, limitato all’Occidente: la questione ‘filosofia e violenza’ ha infatti senso solo all’interno di quella ‘disciplina regionale’ che è la tradizione filosofica occidentale” (p.10). Sarà. Io penso che sia solo una questione di ignoranza. Mi dichiaro insoddisfatto.

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