Scissione

brorusQuasi tutte le persone di sinistra che ho conosciuto durante la mia vita avevano un immaginario profondamente scisso sul tema fondamentale della violenza. Nessuna di loro era in grado di pensare la violenza per sé, la violenza senza aggettivi. O meglio, potevano sforzarsi di pensarla, ma ne abbandonavano il concetto, come astorico, ingenuo, irrealistico e insignificante, alla sparuta coorte dei nonviolenti. Essi, quelli di sinistra, invece, distinguevano sempre, e immediatamente, tra violenza buona e violenza cattiva, tra quella positiva dei comunisti, dei partigiani, dei “popoli amanti della pace” (ma pieni di cannoni), delle guerre di liberazione, dei Palestinesi, dei Viet-Cong, del Che, ecc., e quella negativa dei fascisti, dei reazionari, degli Americani, degli imperialisti, degli Israeliani, ecc. L’essere umano di sinistra odia la violenza ma ama Castro, anche se il Cubano di violenza ne ha praticata molta.
Negli anni Settanta, ho conosciuto ragazze e ragazzi fortemente politicizzati di estrema sinistra che avevano la casa piena di manifesti dell’Ottobre russo, e andavano poi alle marce della pace insieme a gandhiani, francescani, e altri. Per loro, la violenza di sinistra era sempre e solo una giusta e necessaria risposta a quella primaria, che nasceva solo dalla Destra. Ma quanti oggi pensano che il jihadismo sia solo un prodotto degli Israeliani, e che l’unica violenza sia quella di una parte? La scissione dell’immaginario è sempre là, ed è un pericolo costante non solo per quelli di sinistra, ma per tutti.