Rileggo Simone Weil 61

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Oc, Grecia, civiltà senza adorazione della forza. Perché la temporalità è per esse un ponte. E  inoltre non cercano l’intensità negli stati d’animo, ma amano la purezza dei sentimenti.
E’ puro ciò che è sottratto alla forza.
L’amore era per essi puro desiderio, senza spirito di conquista. Tale è l’amore che l’uomo ha per Dio. (III, 142)
Statue greche. Il punto di equilibrio su cui la gravità non ha presa, benché sia rispettata. L’Amore del Simposio.
I Greci avevano orrore della forza e sapevano che tutto è forza, salvo un punto.
L’equilibrio, rapporto di pesi, è sottratto alla gravità. (III, 151)

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Rileggo Simone Weil 60

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La grande sventura della religione cattolica è stata la condanna di Galileo. Non a motivo della sua ingiustizia, ma al contrario perché pur essendo, in certo senso, fondamentalmente del tutto giusta, è stata talmente ingiusta nella forma che la giustizia ne è stata irrimediabilmente offuscata.
Avendo come suo principio il movimento retto illimitato, e non più il movimento circolare, la scienza non poteva più essere un ponte verso Dio.
Restituire alla scienza la sua finalità di ponte verso Dio. (III, 137) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 39

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Mancanza di fede, nell’ortodossia totalitaria della Chiesa. Chiunque chiede del pane a Dio non riceverà delle pietre. Se a colui che desidera la verità appare un errore, questo è per lui una tappa verso la verità, e se continua lo vedrà come un errore. Colui che non desidera la verità s’inganna, ma s’inganna anche recitando il credo. La condanna degli errori era cosa buona; ma non « anathema sit ». In quale modo si può stabilire che un certo errore non sia necessario per un certo spirito in quanto tappa? Sarebbe stato sufficiente dire: Chiunque dice che… non è giunto alla verità. Proteggere i piccoli? Non bastava la preghiera?
Se io chiedo la verità, ogni pensiero che mi appare come vero mi viene da Dio, fosse pure un errore, ed io non ho il diritto di respingerlo per sottomissione a un’autorità anche liberamente accettata.
Ogni religione è l’unica vera, vale a dire che nel momento in cui la si pensa è necessario applicarle così tanta attenzione, come se non vi fosse nient’altro; allo stesso modo ogni paesaggio, ogni quadro, ogni poesia,ecc. è l’unico bello. La «sintesi» delle religioni implica una qualità di attenzione inferiore.
(II, 152 – 153) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 36

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Non ci si può impedire di amare. Ma si può scegliere ciò che si ama.
Bisogna amare ciò che è assolutamente degno d’amore, non ciò che è degno sotto certi aspetti, indegno sotto altri (Platone).
Niente di ciò che esiste è assolutamente degno d’amore.
Bisogna dunque amare ciò che non esiste. (II, 142) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 35

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Amare con distacco. Sopportare il pensiero che coloro che amiamo, a cui si pensa con amore, sono mortali, forse sono morti nell’istante stesso in cui si pensa a loro. E’ un dolore. Non cercare consolazione a questo dolore; ma sopportarlo. Si sopporta questo pensiero tanto meglio quanto più si ama. Non pensare mai ad un essere umano, se non lo si ha accanto, senza pensare che forse è morto. (II, 139) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 29

 

Algebra, denaro: livellano, l’una intellettualmente, l’altro affettivamente.

La nostra epoca distrugge la gerarchia interiore, come potrebbe lasciare sussistere la gerarchia sociale che ne è solo l’immagine grossolana?
(II, 31) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 28

Un mezzo di purificazione: pregare Dio, non solo in segreto rispetto agli uomini; ma pensando che Dio non esiste. (I, 385) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 21

“Per una necessità della natura, ogni essere, chiunque egli sia, esercita, per quanto può, tutto il potere di cui dispone” – Rajas. Formula terribile.
In circostanze date, un essere reagisce in modo da conservarsi e da dilatarsi al massimo. Non c’è scelta. (I, 316) Continua a leggere