Taccuino di prigionia (3)

20 ottobre 1943. Stamane siamo stati al solito appello biquotidiano. Mario s’è dato da fare per trovare il sale per cuocere il gatto che abbiamo ucciso ieri. Ora è a bagno. Speriamo venga fuori qualche cosa di buono. Ci leviamo di bocca quella specie di burro che ci danno alla sera per condire il gatto. Ho sentito da quel capitano dei granatieri che parla col megafono le spettanze. Credo si dovrebbe tirare meno la cinghia se andasse tutto dentro le pentole.
Quei due capitani di aviazione che si assomigliano stanno facendosi i capelli con la ‹RASELET›. Figuriamoci come risulteranno le capigliature.
Il colonnello italiano Biglia lamenta ancora furti di patate in cucina.
Ho visto ufficiali cuocere le bucce e raccogliere cicche a terra. Ce n’era uno l’altra notte che girava per la baracca circospetto e raccoglieva. Povero vecchio, chi sa quanta voglia di fumare oppure quanta fame. Perché a volte si fuma per non sentire i morsi della fame.

Taccuino di prigionia (2)

16 ottobre 1943. Stasera mi è saltato in testa di scrivere qualche appunto. Dio sa quando avrò la fortuna di rileggerlo a casa. Da otto giorni siamo qui in questo campo vicino a Varsavia. Stasera c’è stato il prete dell’Aviazione. Ha spiegato il vangelo. Domani a Messa non lo avrebbe potuto spiegare data la proibizione dei tedeschi. Ho perso l’abitudine di scrivere. Non so coordinare. Dei giorni passati il più doloroso è stato il 12/9; quello del versamento delle armi. Saputa la notizia volevo scappare in montagna con Palmieri e i nostri attendenti, Pasquazio e X di Venezia. Ricordo come ora quei momenti: ordini, contrordini. Disordine. La strada a Bergut ingombra di mezzi e armi. Qualche motocarrozzella tedesca di transito sollevò mille congetture. Continua a leggere

Taccuino di prigionia (1)

Un quadernino del 1943, un Viktoria notes presumibilmente tedesco, mi capita in mano mentre rovisto nei cassetti di un vecchio mobile, nella cantina della casa di mio padre a Venezia. È un taccuino del tenente Nino Brotto, che dal 1941 al 1943 aveva comandato un plotone in Jugoslavia, internato in un campo di prigionia nei dintorni di Varsavia. Scritto a matita, ogni spazio è riempito da una scrittura minuta, e c’è un po’ di tutto, note varie e minute di lettere. C’è anche un breve diario, che restituisce un clima storico ed una condizione disperata in cui moltissimi soldati italiani si sono trovati dopo l’8 settembre. Ne trarrò alcuni post.