Oltre le religioni

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«Il sistema religioso che ci è stato tramandato rimanda a un concetto antiquato di mondo» scrive a p. 121 María López Vigil, uno degli autori di questo libro a più voci (le altre sono quelle di John Shelby Spong – la più interessante – , di Roger Lenaers e di José María Vigil). Oltre le religioni (a cura di C. Fanti e F. Sudati, Il Segno dei Gabrielli editori, 2016) si inscrive in quella corrente di pensiero che, volendo tuttavia continuare a dirsi cristiana, si rende conto dell’impossibilità di continuare ad usare quelle categorie teologiche che sono nate e cresciute in un mondo culturale che non esiste più. La questione è, a mio giudizio ed esposta nei suoi minimi termini, la seguente: può il cristianesimo sopravvivere alla (necessaria e inevitabile e già in gran parte compiuta) distruzione dei suoi presupposti mitologici? E se sì, in quali termini? Ai miei occhi di oggi, quelli di uno che nel corso dei decenni, a partire dal Danielou dell’adolescenza, ha incontrato il pensiero di quasi tutti i massimi teologi del Novecento, da von Balthasar a Ratzinger, da Rahner a Barth, alla teologia della liberazione, ecc. ecc., questo pensiero appare insufficiente, circolare, e aporetico. Mentre gli studi biblici hanno fatto passi da gigante, mostrando la costruzione storico-culturale di tutti i libri antico e neotestamentari, relativizzandone i contenuti. In questo senso, le migliaia di pagine del poderoso e rigorosissimo studio su Gesù del cattolico John P. Meier, Un Ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, che pur ha ricevuto l’imprimatur, è una carica di dinamite della quale pochi ancora si sono pienamente accorti. Oltre le religioni è un libro dall’argomentazione un po’ garibaldina e largamente insoddisfacente, ma stimola la riflessione critica, e in questo – e soltanto in questo – senso l’ho letto volentieri.