Luce d’estate ed è subito notte

cop

Dice già tutto Luce d’estate ed è subito notte, il titolo di questo romanzo di Jón Kalman Stefánsson (2005, tradotto dalla brava e instancabile Silvia Cosimini per Iperborea, 2013). Dice che la vita è una breve luce, cui segue subito la notte, echeggiando Catullo e Quasimodo. Lo dice nei modi di un leggiadro nichilismo nordeuropeo postmillenniale, dipingendo la vita di un paesetto di quattrocento anime, che fornisce un’umanità variegata ed esemplare, sospesa tra la concretezza della vita quotidiana e il sogno di altre vite, di altre possibilità. Il capitolo-racconto finale, Che senso avrebbe il mondo senza di lei, è una bellissima storia di uno strano amore, che percepiamo destinato ad una realizzazione positiva e alla felicità, su cui nelle ultime righe incide il caso, con un imprevedibile accidente mortale. Storia bellissima, magistralmente narrata, che nel lettore crea una imprevista voragine. Il senso della vita si gioca tutto nella soggettività di una relazione o di una passione erotica o intellettuale, il resto è buio, secondo Stefánsson.

Annunci