Centro del Centro

Foto stupenda dell’ottobre 2010: Gheddafi sta tra il dittatore yemenita e quello egiziano. C’è anche quello tunisino. Mai come in questi giorni appare in tutta la sua evidenza la verità fondamentale della condizione umana: il centro è il luogo della potenza ma anche quello della vittimizzazione. Il centro è il luogo da cui si irradia la potenza ma anche il punto del mirino reticolato di un’arma di distruzione. Tutto converge verso il centro.

Da uomo potentissimo a vittima inerme. Il linciaggio di Gheddafi, il trattamento inumano cui è stato sottoposto, sembrano scalfire ben poco la coscienza collettiva mediatizzata. Ancora una volta è evidente come l’alta considerazione in cui apparentemente è tenuta in Occidente la vita umana (e ora anche animale) sia solo una fragile crosta. Quel che J. Conrad aveva capito perfettamente, e noi che piangiamo per i gatti abbandonati ci rifiutiamo di vedere.

Il nuovo Centro

Da tempo penso che la televisione costituisca il nuovo Centro Sacro. La forza centripeta che spinge tutti gli umani che sono o si avvertono periferici verso questo luogo è sempre molto evidente. In questi giorni, lo si vede con particolare chiarezza in due episodi. Il primo riguarda Berlusconi, che telefona a Giovanni Floris in trasmissione, con un particolare effetto di presenza-assenza. Berlusconi che telefona ad un conduttore televisivo ottiene questo singolare effetto proprio nella mancanza di quello che sembrerebbe un elemento necessario della realtà televisiva, ciè l’immagine. Il manifestarsi di una pura voce nel luogo dell’immagine è analogo ad un pronunciamento divino. Un nume irato rivolge a Floris parole di condanna. Non apparendo, ma facendo sentire la sua ira con la sua voce, Berlusconi riafferma la sua vera centralità, il nume delle TV appare dove vuole nella forma che sceglie. Continua a leggere