Sessantenni

 

Un manifesto per i sessantenni (scritto da Federico Campagna, che dichiara di essere un ventisettenne). Mi pare un’operazione inutile e velleitaria. Fosse almeno divertente! Io sono un sessantenne, pienamente convinto che le categorie trentenni, quarantenni, novantenni, centenari, ecc., abbiano un valore sociologico scarso, e politico nullo. Anche a causa di un problema filosofico. Un 59enne, qual ero io lo scorso anno, è più affine ad  un 58enne o ad un 61enne? Ovvero: da quando uno è pienamente sessantenne, e fino a quando? Il quando trapassa nel modo. Un medico diventa davvero sessantenne nello stesso momento di un minatore o di un contadino o di un sottoproletario? E un manager, e un giudice? E un uomo ed una donna compiono 60 anni, ma sono sessantenni allo stesso modo? In realtà, è chiaro che il discorso di Campagna è rivolto ai suoi coetanei, nello stesso momento in cui i sessantenni presi di mira sono quelli che furono sessantottini (o meglio che erano adolescenti nel 1968, cioè una particolare generazione). Ma, ahimè, nemmeno questi coetanei sono una classe, e non hanno tutti lo stesso interesse economico, politico e culturale. Il sostanziale fallimento dei moti del Sessantotto e del Settantasette richiederebbe forse un umile studio da parte dei giovani intellettuali bramosi di occupare la scena, ma essi stessi troppo narcisisti, anche quando accusano di narcisismo gli altri.