Patriarcato II

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Alcune studiose, come Gerda Lerner, Marija Gimbuta e Rianne Eisler hanno tentato di spiegare la nascita del patriarcato come la conseguenza di un’invasione delle pacifiche comunità agricole da parte di culture patriarcali guerriere dotate delle superiori armi dell’età del ferro. Ma questa ipotesi non è in grado di risolvere due importanti questioni. Anzitutto, in che modo gli invasori dell’età del ferro erano diventati patriarcali? E in secondo luogo, come si può spiegare il fatto che il patriarcato sorse anche in Mesoamerica, dove la civiltà aveva a malapena superato il livello dell’età della pietra? Continua a leggere

Storia naturale della distruzione

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I Tedeschi sono stati “…finora incapaci di far emergere gli orrori della guerra aerea nella coscienza collettiva attraverso raffigurazioni storiche o letterarie”. Questa, sintetizzata a p. 95, è la tesi centrale del libro di W.G. Sebald Storia naturale della distruzione (Luftkrieg und Literatur, 2001, trad. it. di A. Vigliani, Adelphi, Milano 2004). Un libro bellissimo, scritto da una persona che non distoglie lo sguardo, così che esso possa cogliere le altezze e le profondità, e la tragicità del quotidiano, e la significazione contenuta nei piccoli oggetti. Continua a leggere

Patriarcato I

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Rileggo un intervento di Britton Johnston sulla questione del patriarcato, ovvero sul potere maschile che dà ordine alla società degli umani. E’ noto che il pensiero femminista (e non solo) ha favoleggiato di un’era originaria in cui gli umani sarebbero stati retti dal matriarcato. In realtà di questo non vi è alcuna solida evidenza. Scrive Johnston:

Anzitutto, presupponiamo che ci sia stato un tempo in cui la civiltà sia stata non-patriarcale. Questo è lontano dall’essere provato, sebbene ci sia qualche indicazione che le cose potrebbero essere state così. Ma come avrebbe luogo la transizione dalla cultura non-patriarcale a quella patriarcale? Continua a leggere

Ordine maschile

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La religione monoteistica come fatto primariamente maschile. Molti pensieri germinano contemplando questo momento musicale-religioso di una tariqa islamica. La primarietà degli uomini rispetto alle donne, dell’elemento maschile che è al fondamento della cultura e della religione. L’elemento femminile c’è, ma viene dopo. Non può essere casuale che Islam, Ebraismo e Cristianesimo abbiano sempre distinto i ruoli, e assegnato il protagonismo ai maschi. Fa parte dell’essenza, e quando l’essenza è intaccata il tutto crolla. Continua a leggere

Austerlitz

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Il romanzo di W.G. Sebald Austerlitz (Austerlitz, 2001, trad. it. di A. Vigliani, Adelphi, Milano 2002) appare davvero altro rispetto al comune romanzo corrente (che deve anche subire la pressione dell’editing, sovente introiettato dagli autori al punto da diventare un auto-editing preventivo, qualcosa di non molto diverso da quel che accade con la censura nei paesi con regimi totalitari). Non è diviso in capitoli, sono 315 pagine di narrazione continua, inframmezzata da molte immagini, per lo più fotografie, tutte in bianco e nero, col nero che prevale sul bianco, e molto grigio. Le immagini sono intessute alla prosa, per così dire, ne sono dunque parte essenziale. Continua a leggere

Pellegrino sul mare

Mi viene in mente un concetto di T. S. Eliot, secondo cui la poesia “is not a turning loose of emotion, but an escape from emotion; it is not the expression of personality, but an escape from personality” (sta in Tradition and the Individual Talent, che apre la raccolta dei Selected Essays 1917-1932, Harcourt, Brace and Company, New York 1932, a pag.10 – ci sono arrivato grazie ad una segnalazione del prof. Thomas F. Bertonneau, che mi faceva presente come Tradition and the Individual Talent anticipi alcune intuizioni di René Girard). Continua a leggere

Il nostro Stato

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Il nostro Stato è questo: Cristoforo Piancone, ex brigatista rosso condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, gode della semilibertà, e, visto che non si è mai pentito della militanza comunista combattente e dei suoi crimini, riceve l’incarico di bidello in una scuola di Torino: giustamente, perché figure rigorose e coerenti come la sua debbono stare a contatto coi giovani. Continua a leggere

I miei uccelli (2)

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Il negozietto

Negli anni della mia infanzia, quando abitavo a San Giacomo dall’Orio a Venezia, mi capitava spesso di passare in una calle stretta, a metà della quale si trovava un negozio che vendeva uccelli. Solo uccelletti canori, di tutte le specie italiane, quelle che ora sono protette e non si possono più tenere in gabbia, e inoltre canarini e pappagallini ondulati, o cocorite come si chiamavano allora. Già all’entrata della calle, che era buia, una di quelle calli veneziane strette dove il sole non arriva mai, si avvertiva la puzza e il frastuono. Continua a leggere

Giorno di silenzio a Tangeri

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Giorno di silenzio a Tangeri di Tahar Ben Jelloun (Une journée de silence à Tanger, 1989, trad. it E. Volterrani, Einaudi, Torino 1994) è il ritratto di un vecchio – mi piace usare, anche per me stesso, questa parola oggi presso di noi rifiutata da tutti – alle soglie della morte. Un personaggio complesso, contraddittorio e affascinante proprio perché pienamente umano, con lati simpatici anche, ma pure con aspetti piuttosto scostanti. Una grande prova dei livelli cui può giungere Ben Jelloun quando controlla la sua eccessiva tendenza alla liricità, all’impasto linguistico da poeta, e si mantiene prosatore, romanziere creatore di caratteri. Continua a leggere

Caccia e sangue

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Si apre, d’autunno, la stagione della caccia. Io sono un cacciatore, e cacciare è rispecchiarsi. Occorre un lago. Io l’ho trovato, ma non sono Virbio. Nondimeno, mi piace riprendere in mano i Dialoghi con Leucò. Ricordo di averne discusso con qualche imbecille, dei Dialoghi e di Pavese. Povero Pavese, quanti imbecilli intorno a te, da vivo e da morto… Non ne valeva la pena… Continua a leggere