La preghiera di Bergoglio (integrata)

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L’enciclica Laudato si‘ è un grande minestrone, come quasi tutte le encicliche papali, anche se in essa sono chiaramente delineati alcuni temi di fondo. La questione principale è esattamente quella di cui non parlerà nessuno, o pochissimi, ed è quella della visione della natura sostanzialmente irenica, edulcorata e dolciastra, che espunge quasi totalmente l’aspetto terribile e conflittuale della natura stessa, quasi che essa fosse di per sé un Eden in cui l’elemento perturbatore unico è l’umano. Io certo non sottovaluto la drammaticità del problema ecologico, sul quale giustamente il papa richiama l’attenzione, ma vorrei che la natura fosse vista per quello che è. Essa, di per sé, a prescindere dagli umani, è un luogo di grandi catastrofi, di estinzioni di massa, di lotta per la vita. Guardiamo i denti di un tirannosauro, poi rimoduliamo il concetto di armonia in relazione alla natura. Mi sono permesso dunque, nello spirito di Giobbe, di integrare la preghiera con cui si conclude l’enciclica, unico modo che ho per farla mia.

Preghiera cristiana con il creato

Ti lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,
che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza
e della tua tenerezza.
Il passerotto e la zecca,
il coccodrillo e la lumaca,
la vipera e la scolopendra,
l’usignolo e la zanzara.
Laudato si’!

Figlio di Dio, Gesù,
da te sono state create tutte le cose.
Hai preso forma nel seno materno di Maria,
ti sei fatto parte di questa terra,
e hai guardato questo mondo con occhi umani.
Oggi sei vivo in ogni creatura
con la tua gloria di risorto.
Nel batterio e nel virus,
nell’agnello e nel lupo
nella gazzella e nel leone,
nella vespa e nello scorpione.
Laudato si’!

Spirito Santo, che con la tua luce
orienti questo mondo verso l’amore del Padre
e accompagni il gemito della creazione,
tu pure vivi nei nostri cuori
per spingerci al bene.
Laudato si’!

Signore Dio, Uno e Trino,
comunità stupenda di amore infinito,
insegnaci a contemplarti
nella bellezza dell’universo,
dove tutto ci parla di te.
Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine
per ogni essere che hai creato.
Per la preda e il predatore,
per chi uccide e per chi muore,
per chi mangia e per chi è mangiato,
per chi prospera e per chi è malato,
per chi infetta e per chi è infettato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti
con tutto ciò che esiste.
Con lo sciacallo e con la iena,
con chi soffre e con chi dà pena.
Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Nemmeno i pulcini divorati
dai predatori che tu hai creati,
nemmeno il coniglio soffocato
dal pitone che tu hai formato.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell’indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.
I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,
per proteggere ogni vita,
quella dei mangiatori di erba
quella dei bevitori di sangue,
per preparare un futuro migliore,
affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si’!
Amen.

La differenza del denaro

middle clPenso che senza forme di differenziazione non possa esistere società umana. La cultura oggi maggioritaria (e di molto) in Occidente, l’erede della cultura borghese-liberale nel mondo globalizzato, ha deciso di promuovere in ogni campo e su tutti i piani l’indifferenziazione (con i suoi correlati di relativismo ed equivalenza di ogni posizione e scelta, la cui icona è ora il matrimonio gay). Ma poiché nessuna società umana può sopravvivere senza differenza, in Occidente compaiono qua e là tentativi di ripristinarla su alcuni piani (contro gli immigrati, contro questo o quello). Tentativi destinati al fallimento. Prevarrà la volontà unica della cultura maggioritaria, tuttavia, e l’unica reale differenziazione si darà – come sta avvenendo ovunque – sul piano del censo: diritti formali uguali per tutti, ricchezza distribuita in modo sempre più diseguale (la condizione di quelle che erano un tempo le classi medie è davanti agli occhi di tutti). Da un lato vi è la necessità di incanalare il risentimento sociale crescente, dall’altro disponibilità decrescente di mezzi per poterlo fare. Necessità, contemporaneamente, pena il collasso sistemico, di alimentare il desiderio nella sfera immaginale-mediatica, mentre alla maggioranza della popolazione è del tutto impossibile  accedere alla realizzazione del desiderio instillato, e ne consegue una pesantissima frustrazione. Il capitalismo tecnotronico-finanziario non è interessato alla famiglia, al ruolo della donna e dell’uomo, alle religioni, alle nazionalità, alle razze o stirpi o varietà umane, ecc. Per esso conta solo il denaro, le cui forme appaiono peraltro sempre più astratte, e contano le differenze quantitative nel suo possesso, che inevitabilmente trapassano in qualitative e materiali. Tutto sarà determinato solo dal denaro: è evidente ovunque in tutto l’Occidente, con contraddizioni che sono destinate a farsi sempre più spaventose su scala globale, e con contraccolpi violenti.

Micronote 44

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1. Ogni Paese ha la sua feccia, la feccia non è mai un Paese.

2. Un grave problema nelle attuali democrazie, e massimamente in quelle del Sud Europa, è che anche essendo informati su quello che i candidati dicono non si è assolutamente informati su quello che effettivamente faranno.

3. Nessuna riforma della scuola, ammesso che sia realmente tale (e la Buona Scuola renziana tale non mi sembra) funzionerà mai senza il convinto sostegno di coloro sulle cui spalle dovrà marciare, ovvero gli insegnanti. Io dico solo una cosa, ovvero prima di riformare chiedetevi: tutti questi ricercatori italiani, che riescono a lavorare solo all’estero, cui si aprono le porte dei laboratori e delle università di mezzo mondo, che scuole hanno frequentato in Italia? Trovatele e premiatele, e fatene il vostro modello.

4. Gli Italiani recitano. Sempre. Tutti, come splendidamente spiegò Leopardi: e ognuno di loro è ben cosciente del fatto che tutti recitano, che tutto è teatro. Mattarella, lui, recita la parte del presidente-asceta. Salvini quella dell’energumeno. E così via, nella nostra eterna commedia dell’arte.

5. Solo idee politiche adatte a cervelli infantili ed espresse da energumeni potranno avere successo.

6. La Sinistra di tutti i paesi appare convinta che la violenza sia intimamente legata alla differenza, all’ineguaglianza e alla non-conoscenza reciproca, e che rendendo gli umani sempre più simili tra loro, con un meticciamento universale, si otterrà la pace. Una forma di accecamento illuministico radicale di fronte alla storia e al presente, che ci dicono invece che le guerre peggiori sono quelle civili, che l’odio più intenso è quello tra fratelli e parenti, che il cristiano detesta l’eretico ben più che il pagano, il vicino ben più che il lontano… Forse sciiti e sunniti non si conoscono benissimo? Forse che Russi e Ucraini sono due popoli che ignorano tutto l’uno dell’altro, e hanno religioni e costumi diversissimi? No, cari miei, quanto più due entità si assomigliano, quanto più si approssimano le loro auto-comprensioni, quanto più le loro pretese tendono ad essere la medesima, tanto maggiore la possibilità di uno scontro micidiale.

7. C’è un gravissimo complotto contro di noi. I Poteri Forti vogliono tenerci nascoste le prove del fatto che siamo idioti.

8. Dai grillini ai militanti dell’ISIS l’ossessione della purezza costituisce un continuum, con gradi diversi, senza salti.

9. Pensare che il conflitto tra umani sia sempre generato dalla scarsità delle risorse, e che un’equa distribuzione delle stesse scongiuri la violenza, è una grande ingenuità. Il desiderio umano, infatti, è infinito, e nessun oggetto finito lo può saziare. Ma ciò che gli umani bramano più degli oggetti è il potere, e il potere tende per sua natura alla non-condivisione: tende, viceversa, ad infinitizzarsi. E mentre io non posso godere se non in piccolissima parte di una ricchezza smisurata, nondimeno la ricerco: non per se stessa dunque, ma per il potere e il prestigio che mi conferisce, e dunque per una forma di relazione agli altri umani. Di contro, il potere è goduto tutto, per quanto grande sia, perché è insieme, dialetticamente, tutto nella relazione e tutto nella immediata presenza. Ed è questo anche il motivo per cui l’umano con molta maggior pena rinuncia al potere, e molto più facilmente alla ricchezza, e messo di fronte ad un’alternativa radicale, sceglierebbe quello. Perché Dio non è onniricco, ma onnipotente.

10. Il filosofo che fa il filologo è un’aquila che si spenna col suo becco.

11. Temo che molti pensino che l’unica Buona Scuola sia una scuola morta.

12. L’isteria collettiva sui social media: passa senza sosta da un oggetto all’altro. Dalle scie chimiche all’olio di palma. Moderno il mezzo, arcaico il terrore del maleficio, dell’avvelenamento, degli untori che si aggirano tra noi.

13. Insopportabile retorica degli uomini che l’8 marzo scrivono cose dolciastre per compiacere le donne: miseria dello spirito, spirito della miseria.

14. Gli Italiani sono un popolo debole, e per questo sono affascinati da un tipo di uomo politico che le nazioni civili disprezzano: l’energumeno.

15. In Europa i popoli si dividono in due categorie: quelli che possono vantare nella propria storia una grande vittoria militare in una decisiva battaglia contro un forte nemico, e quelli che non la possono vantare. I primi sono orgogliosi di sé, i secondi di sé hanno una bassa stima, e la mascherano in vari modi. Noi italiani apparteniamo alla seconda categoria.

16. Da un lato l’Imbonitore da mercato all’aperto, col suo codazzo di Garzoni e Ancelle saputelli e arroganti, dall’altra il giovane Energumeno, l’anziano Maniaco Sessuale, e la coppia di Esaltati dalle arruffate chiome. Questa, in breve, è la situazione politica italiana.

17. In Italia le forme superficiali sono eternamente mutevoli, mentre la sostanza reale permane, sempre identica a sé stessa. Così la scuola, così le tasse, così tutto. Res manet, nomina semper mutantur.

18. Il bene tende alla contemplazione più che all’azione, il male all’azione più che alla contemplazione. I malvagi sono più operosi dei buoni.

19. «E oggi l’ortodossia gay è una delle ideologie più soffocanti e feroci». In un certo senso quanto scrive Loquenzi è vero, ma isolare la questione omosessuale è fuorviante. Sempre gli umani hanno bisogno di capri espiatori e di feticci. Al massimo possono invertire le parti, e il perseguitato diventa persecutore. Oggi, se affermi di essere contrario ai matrimoni gay negli ambienti culturalmente alti rischi il linciaggio. In ogni caso, la ideologia gay va compresa in un quadro più ampio: Politicamente Corretto, animalismo, antisionismo, anti-occidentalismo, antiamericanismo, vegetarismo ecc. ecc., pur essendo fenomeni diversi fra loro e spesso conflittuali, si possono capire nella loro essenza solo all’interno della cultura vittimaria-vittimista che si è stabilmente radicata in Occidente, per la quale sempre e ovunque esiste una spaccatura netta tra carnefici e vittime. E la Vittima si sposta: dall’ebreo al nero al palestinese all’islamico alla donna al gay all’animale alla pianta alla natura… Solo il maschio occidentale eterosessuale adulto non di sinistra non viene annoverato tra le vittime, di conseguenza viene collocato tra i carnefici, almeno potenziali. Figurarsi uno come me, che è anche cacciatore, e che mangia agnelli e capretti.

20. Se il bullismo su vasta scala è legato a particolari condizioni sociali e culturali, e se—come penso—queste condizioni andranno accentuandosi nei prossimi anni, insieme al crescente risentimento sociale che circola mediante i social media, il bullismo crescerà inesorabilmente. Nessun intervento pedagogico potrà fermarlo, perché la pedagogia dominante è parte del problema, e perché i suoi stessi presupposti sono erronei, come dimostra ampiamente la condizione della scuola italiana contemporanea.

21. Noi Italiani siamo l’unica nazione coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale che pensi di averla perso-vinta.

22. Un uomo sposa un uomo e vuole diventare padre. Questa per me è follia. Ce ne sono molte altre di follie al mondo, tu dici? Vero, ma il fatto di avere compagni nella follia non ti rende meno folle. Non sei d’accordo con me? Pazienza, io la penso così, e non posso altrimenti: è l’individualismo moderno, bellezza.

23. È un grave errore pensare che si possa “insegnare a pensare” ai ragazzi delle scuole prescindendo da quello che è pensato. È la solita fede tecnicista dei contemporanei, in simbiosi col terrore di un indottrinamento da parte dei docenti (l’unica forma di manipolazione delle menti temuta da una società nemica del pensiero critico). Si può apprendere a pensare solo mediante il contatto con un pensiero, che non esiste al di fuori del suo contenuto. C’è un unico metodo per insegnare a pensare: mostrare ai discenti il proprio pensiero in atto. L’illusione di una metodologia pura è una pura illusione.

24. I libri sono milioni, i romanzi da leggere sono una moltitudine che si accresce di anno in anno. Il tempo è poco. Non ho mai letto un libro di Baricco, e non ne leggerò mai. Mi basta averlo sentito parlare una volta in TV per escluderlo dalla mia casa. Vale per molti altri scriventi, del resto.

25. L’abbassamento costante del livello intellettuale e culturale della classe politica italiana è del tutto evidente. Un Faraone sottosegretario all’Istruzione è quasi un’oscenità. E tuttavia, se il livello culturale del PD renziano è basso (una Picerno nel vecchio PCI sarebbe stata impensabile, se non come valletta alle feste di partito), quello degli oppositori è scoraggiante. Quello dei 5 Stelle e della loro base, poi, è vicino al semi-analfabetismo. Questi decenni di smantellamento della scuola italiana non sono passati invano.

26. Nichilismo e desiderio smodato di fama danzano spesso insieme. Ogni umano è definito umano dalla sua spinta verso il Centro, che è sempre già occupato e respinge gli aspiranti verso la periferia. Qualcuno il Centro lo vede vuoto, occupato dal nulla, e vi si precipita, per farne parte. Ma solo perché quel nulla è il Centro. E l’atto dell’annullamento garantisce fama, il tuo nome irradiato dal vuoto centrale alla più lontana periferia. Come fece Erostrato, annichilendo il grande tempio di Efeso nel 356 AC, perché il suo nome risuonasse nel mondo. La cancellazione della sua memoria, che i giudici greci decretarono, per lui non funzionò, e il suo nome è pronunciato ancora. Tutti quelli che annientano se stessi in modo clamoroso hanno Erostrato in una delle camere segrete e impenetrabili della loro mente.

27. Poiché ci è impossibile appurare come stiano veramente le cose nei molti diversi campi in cui ci muoviamo dentro questa società complessa, dalla scienza all’informazione, dalla politica alla vita quotidiana, non ci resta che compiere continui atti di fiducia, nei confronti di coloro – istituzioni e persone – che ci sembrano esserne più degni. L’uno si affiderà a quelli, l’altro a questi, in base alla propria personalità e cultura. Un criterio assoluto di veridicità non lo abbiamo, e le passioni e gli istinti ottenebrano e dirigono i nostri giudizi. Scegliamo il verosimile, ma questo varia da te a me. Perché il nostro non è un mondo di pure pulsioni, ma di rappresentazioni: infinite, scambiabili, falsificabili e menzognere. Questo ci rende umani. Per questo tu credi che le Due Torri se le siano buttate giù gli Americani, e io no, per questo tu odi Israele, e io no.

28. Dunque, poiché tra le nostre leggi manca il crimine di tortura, ci sono solo quello di lesioni gravi, tentato omicidio, ecc., allora un poliziotto potrebbe massacrarmi impunemente? Ma massacrare una persona è tortura? Pensavo che la tortura fosse una cosa più raffinata.

29. Infine era necessario che i mostri concepiti fossero anche partoriti, e così è avvenuto, secondo necessità. Il generante guarda con orrore il generato, ma non comprende la causa del parto, non riconosce l’origine del seme.

30. Da bambini credevano a Babbo Natale, da adolescenti all’esistenza degli alieni, da adulti alle scie chimiche e relativi complotti: Sono fra noi, sono i Babbei.

Quattro Riforme

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Quattro “riforme” della scuola in 20 anni: Berlinguer, Moratti, Gelmini, Giannini. Ognuna si è venduta come epocale, ognuna riposando su una menzogna costitutiva, unica ma con molti volti. Che la Riforma presente adatti la scuola all’Italia che cambia; che il cambiamento sia per sé stesso positivo; che la scuola debba integrarsi col mondo del lavoro perché così poi all’uscita gli studenti troveranno quel posto di lavoro che giustifica il loro essere studenti; che la scuola formi cittadini a prescindere dai contenuti dell’insegnamento; che tutte le discipline abbiano lo stesso valore; che le scuole siano delle aziende; che gli insegnanti siano funzioni; che la cultura e lo studio siano irrilevanti; che la scuola debba insegnare tutto; che l’educazione scolastica sia una realtà totalizzante che deve curare anche l’educazione sentimentale dei giovani; che gli studenti a scuola debbano essere felici; che la fatica e lo sforzo debbano essere banditi; che la responsabilità personale sia una questione irrilevante nei docenti come nei loro studenti; che ogni forma di competizione tra allievi debba essere bandita; che il singolo debba essere anzitutto solidale col suo gruppo. Le facce del prisma sono più numerose, ne ho elencate solo alcune: ma la menzogna è pervasiva, e ormai non è pensabile alcun risorgimento: la scuola dello Stato italiano ha concluso il suo ciclo. Resta qua e là qualche isoletta virtuosa, destinata ad essere annientata dallo tsunami.

Curia

imagesLa Curia romana, cui il papa ha rivolto un discorso di inaudita durezza, porta su di sé lo stigma della sua origine: potere romano, non Vangelo. Questo discorso di Bergoglio è direttamente legato ad un altro inauditum: le dimissioni di Benedetto XVI, che solo uno sprovveduto può pensare motivate ingravescente aetate. Oggi mi capita di trovarmi d’accordo con Vito Mancuso, cosa che non avviene spesso: la Curia è un parto del papato, l’inevitabile creazione dei papi pontefici (pontifex, altra parola del linguaggio religioso-politico della Roma pagana). Mancuso oggi si chiede, e me lo chiedo anch’io, dove siano stati tutti questi papi santi dell’ultimo secolo, così vicini a Dio in quanto santi, mentre intorno a loro si diffondeva, si insinuava, formicolava tutto questo. Non vedevano? Non capivano? Erano santi ingenui o papi politici? O non avevano forze sufficienti per affrontare il drago nella sua caverna? Infine è vero: il problema della Curia è il problema del pontificato romano, cioè del potere dentro la Chiesa, delle sue incarnazioni e dei suoi travestimenti. Quanto ad una purificazione di questo organismo, lunghi secoli hanno dimostrato che è impossibile. Una Curia sarà sempre una Curia.

Padre Pio

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Il culto di Padre Pio è un fenomeno di massa e fortemente mediatizzato. La comunicazione di massa ha oggi una particolare fame di sacro, e lo cerca dappertutto, perché sa che il sacro attrae gli umani. Anzi, il sacro è propriamente l’essere attratti degli umani intorno ad un Centro, che acquista per questo la caratteristica di sacro, ma pretende nello stesso tempo di averla a priori.

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Cinque Stelle in sette punti

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Quello che penso del Movimento 5 Stelle in 7 punti.
1.  Si tratta in primis di una reazione  a ciò che viene avvertito come crollo morale dei partiti tradizionali, alla corruzione pervasiva, e ad un quadro politico-economico insostenibile, da parte della piccola borghesia diffusa e dei ceti medi in decadenza. Il voto alle ultime politiche ha avuto un significato di protesta, più massiccia che in passato.
2. Un movimento non può permanere a lungo nello stato liquido, e tende inevitabilmente a cristallizzarsi in strutture. Accadrà anche al M5S, tra mille convulsioni e lacerazioni.
3. Il M5S ha come primo peccato d’origine lo stesso elemento che è causa della sua forza iniziale: non avere un fondatore, ma un Creatore (in due persone). Se il Creatore ritirasse il suo spirito vitale, il Movimento si ritroverebbe un cadavere disseccato.
4. La Rete viene usata in modo tale che ha assunto i connotati di una entità metafisica più che quelli di uno strumento di democrazia sostanziale, che è resa problematica dal peso smisurato del Creatore e del suo Blog.
5. Il M5S ha come suo secondo peccato d’origine l’avere assunto come fondativa la menzogna dell’uno vale uno. Poiché mai il Creatore può valere quanto uno dei creati, ogni pretesa di realizzare davvero la perfetta uguaglianza è destinata a naufragare. Trionferà invece la falsa coscienza, che si esprime nella realizzazione di un direttorio, ecc.
6. Il M5S ha come suo terzo peccato d’origine il suo culto della differenza come purezza. Questo lo porta al rifiuto di ogni alleanza con le forze impure, e produce la seconda menzogna fondativa, cioè la convinzione di poter guadagnare un consenso elettorale tale da poter governare da soli. La menzogna del 51%. Mentre in Italia si può governare solo nella forma della coalizione, e nessuno avrà mai tanti voti da poterlo fare da solo. Questa menzogna costitutiva porta il M5S all’impotenza politica, e ad una sostanziale sterilità.
7. Data la sua natura, il M5S ha costitutivamente bisogno di capri espiatori e di traditori da espellere. Il M5S è in se stesso espulsione (“mandiamoli tutti a casa”). D’altra parte, è ancora la sua natura essenzialmente piccolo-borghese che lo porta a vedere il grande nemico nell’Euro, che non a caso funge da testa di turco anche per l’altro movimento-partito piccolo-borghese: la Lega di Matteo Salvini.

 

 

 

Eroi e vittime

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Non si può essere un eroe se non si è una vittima.  Da sempre esiste questa dialettica: lo status di eroe si conquista con grandi fatiche e patimenti. L’eroe è colui che mediante la sofferenza infrange le barriere della propria condizione. Per questo per i Greci antichi era un essere semidivino. Giornata internazionale delle persone con disabilità, oggi 3 dicembre. Mentre torno a casa in auto dopo aver accompagnato a scuola il mio Guido, la cui disabilità intellettiva è radicale, e lo tiene fuori dalla sfera linguistica e concettuale, ascolto la radio. Parlano di un grande disabile, il pianista Michel Petrucciani, del quale hanno appena trasmesso una mirabile interpretazione. La disabilità fisica di Petrucciani, spaventosa, lo ha portato ad una morte precoce, ma la sua breve vita è stata una grande fiammata luminosa: il suo genio si è imposto al corpo, per così dire, volgendone le debolezze in forza creativa. Ma la lista dei disabili che hanno lasciato un segno sul mondo è lunga. Tanto per dirne una, la Nona di Beethoven è stata composta in una condizione di disabilità, quando il musicista era ormai totalmente sordo. E l’idea che nel disabile vi sia qualcosa di divino è antichissima. Pensiamo alla cecità, che priva gli umani di un immenso bene, ma che da sempre è considerata la possibile porta attraverso la quale passa la visione di un più profondo strato della realtà.  Pensiamo al divino Tiresia, l’indovino, o a Omero, il cantore degli eroi. O a Borges, in anni a noi più vicini. Anche la diversità mentale e la follia nelle società tradizionali vengono spesso interpretate come un contatto col divino, che tuttavia può essere anche considerato ambiguo o molto pericoloso… Come quella del cieco, anche la figura dello storpio e dello zoppo (ad es. Edipo) rappresentano archetipi di disabilità ricca di senso, e legata alla sfera trascendente e inquietante del sacro, spesso peraltro connotata dalla violenza. Il discorso sulla disabilità dovrebbe dunque essere molto ben articolato, se non si vuole scadere in una banale retorica del buonismo a buon mercato. Che però è quello che circola oggi sui media, in cui tutti siamo in varia misura invischiati. Anche nel campo della disabilità bisognerebbe procedere operando chiare distinzioni, e misurando bene le parole. Ma questo è impossibile se i concetti di base sono nebbiosi, o se prevalgono interessi non limpidi. Anzitutto occorrerebbe possedere un concetto ben fondato di disabilità, ed invece questo oggi è molto vago. Poi sarebbe necessario sempre ben distinguere i due campi della disabilità fisica e mentale. È del tutto evidente che la retorica della lotta per la vittoria di ascendenza nordamericana predilige nettamente esplicarsi (perché il terreno è più favorevole alla spettacolarizzazione) nella sfera della disabilità fisica. Dove il no limits appare in tutto il suo fulgore, dove è facile la produzione di narrazioni. L’onda della retorica in questa giornata mi è insopportabile, mi infastidisce profondamente l’evocazione di tutte queste individualità geniali che hanno combattuto e infranto i limiti della propria condizione. Sempre limiti fisici, ovviamente. Perché anche in questo campo, come in tutti, sono preferiti i vincenti. Agli sconfitti, a coloro che sono davvero prigionieri di limiti mentali insuperabili, agli annientati, ai disperati si preferisce non pensare, anche se sono legioni. E penso: «sia benedetta la disabilità che non ha bisogno di eroi!»

Dell’inizio, della fine

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Dalla questione De Initio non si uscirà mai. Penso che abbia ragione Eric Gans nel definire la religione cattiva cosmologia e buona antropologia. La religione infatti non illumina affatto il cos’è del mondo fisico, della sua costituzione non può dire nulla, ma illumina benissimo il significato profondo dei rapporti umani, soprattutto di quelli sociali, per i quali è nata. La questione principale è oggi quella della nascita dell’umano in quanto differente dall’animale. E in quanto segnato fin dall’inizio dalla violenza intraspecifica.
Si pensi a questo: la morte, l’argomento per eccellenza della riflessione e del dialogo (”tota philosophia commentatio mortis est”, scrive Cicerone, ovvero la filosofia è essenzialmente una meditazione della morte), oggi è evitata nel discorso di tutti, massime in Italia. Nascosta in un angolo, sottoposta a tabù. In Occidente essa è relegata nella fiction cinetelevisiva (dove per compensazione abbonda, insieme alla violenza) e negli ospedali, dove è amministrata tecnicamente…

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Amore, matrimonio

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L’Occidente sta perdendo l’idea che matrimonio e famiglia siano una istituzione. Li lega al puro e semplice sentimento, e in questo modo li nullifica, poiché il sentimento va e viene, è per natura instabile.
Il Cristianesimo vide sempre nel matrimonio, e nella conseguente famiglia, l’utilità sociale. Da un lato infatti la Chiesa intese il matrimonio come remedium concupiscentiae («ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» 1 Cor. 7, 9), dall’altro vide in esso il fine supremo della generazione della prole. E questo è un dato non solo cristiano ma universalmente umano: in tutte le società, per quanto arcaiche, esistono riti di fondazione della famiglia, e questa ha anzitutto una funzione di prolificazione e protezione dei piccoli nati. L’amore cristiano, che non è eros ma charitas, riscatta ogni istituzione umana dai limiti che le sono inerenti a causa del peccato. Quindi l’amore cristiano…

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