Nel “Trattato degli Animali Inferiori pel Vulgo” di Augusto Franzini (1677) si legge “havvi una spezie de Vermi che habitano lo intestino, de’ quali è difficile la liberazione, che nel contado soglionsi chiamare Celentani”.
Zabaione
Taccuino di prigionia (16)
14 Febbraio 1944. Terzo giorno di ospedale a Przemyls. Sono trattato come ufficiale. Nella stessa mia stanza c’è un capitano medico tedesco: leggo sulla tabellina nera: Unterartz dr. Glück j. 32, ecc. e poi un sottotenente: Leutnant Adolfinger j. 20. Il capitano è di Berlino il sottotenente è di Wuttemberg. Infatti si vede che è un tipo allegro e schietto. Si parla qualche parola in francese. Il dr.balbetta qualche parola in italiano poiché è stato in Sicilia.
Qualche ora dopo. Mi hanno portato in quest’altra stanza, solo. Forse è meglio. È venuto quel sottotenente a far quattro chiacchiere. Si balbetta un po’ di francese, di italiano, latino, qualche parola di russo. Insomma aiutandoci anche col disegno riusciamo a capirci. Eppure è triste non capire niente e non poter parlare con nessuno. Qui non c’è nessuno che parla francese. Credo che riuscirei a farmi capire discretamente in francese. Per capirlo poi, non ci vuol molto.
Taccuino di prigionia (15)
28 Gennaio 1944. Sembra che la nostra partenza sia prossima. Oggi doveva esserci il bagno. Abbiamo avuto vino del Reno e 10 gallettine. L’altra sera invece abbiamo bevuto la vodca. Buona; credevo fosse una cosa assai diversa. È quasi uguale alla nostra grappa. Ce ne diedero 1/5 di litro. Per 1/4 d’ora tutti cantarono. Noi ne abbiamo cambiata una razione per 450 gr. di zucchero (cap. Gambarotta). Ci siamo bevuta l’altra razione che il cap. Poliani nel distribuirla aveva versata sul tavolo. Mario ha scontato 5 giorni di prigione per questo motivo: non si alzava dal letto per l’appello. Recidivo. Così il giorno del suo compleanno l’ha fatto in gattabuia. Io l’andavo a trovare e gli portavo il rancio. Gli ufficiali di guardia dei R R carabinieri erano ragazzi giovani e alla buona. Mario se ne stava quasi sempre a letto. Infatti in quella stanzetta era sempre buio. E candele ne avevamo una sola, l’ultima che accendevamo per consumare la sbobba serale. Ho cambiato il mio maglione per 7 kg. di pane.
6-7 Febbraio 1944. Giorni terribili. 40 per carro. Rinchiusi per 40 ore. Maledetti!
Taccuino di prigionia (14)
15 Gennaio 1944. L’altro ieri ho fatto i 24 anni. Mario che aveva ricevuto il pacco da casa il 10 volle preparare la pastasciutta in mio onore.
Si fece una bella mangiata. Dal giorno 11 ci siamo trasferiti in questa baracca n.9. Nuovo Campo. Ci sembra peggiore per luce riscaldamento ed anche come ambiente. Ci sono degli alpini piuttosto anziani tutti veneti tra cui Borin di Venezia. Sento tutte le loro chiacchiere specie alla sera quando si mettono a letto. E confrontando con i vicini che avevo nell’altra baracca (tutti marocchini) trovo una differenza grande. Però Borin s’è dimostrato poco camerata con Mario. Volle 2 macedonia per una nazionale. Non voglio scrivere di più.
Adesso il vitto è migliorato. È poco ancora.
Taccuino di prigionia (13)
7 Gennaio 1944. L’anno scorso 1943 com’è finito male! Con Mario le feste ce le siamo passate alla meno peggio. Avevamo un po’ di pane del baratto sveglia.
8 Gennaio. Ho ricevuto una cartolina con mia somma gioia. È arrivata la commissione di cui tanto si era parlato. Tutte le supposizioni che avevano riempite le nostre giornate, facendoci sperare dio sa che ispirate condizioni per rientrare, crollarono appena vedemmo arrivare quel colonnello degli alpini. Poi ci parlò di assistenza, di interessamento per il miglioramento del trattamento, e infine disse qualcosa della situazione militare.
Accennò anche ai giovani italiani che imbracciavano le armi con gli inni del risorgimento sulle labbra. Lasciò capire che avrebbe ricevuto anche gruppi di noi per schiarimenti e per eventuali possibili facilitazioni ecc. Insomma una velata fine propaganda. Molti aderirono e sottoscrissero:
Dichiaro di aderire all’idea dell’Italia Repubblicana Fascista e di combattere con le armi nell’istituendo esercito repubblicano senza riserve anche sotto comando supremo tedesco.
Il 7 di bastoni decise la nostra adesione. 900 circa ufficiali firmarono.
Taccuino di prigionia (12)
24 Dicembre 1943. La vigilia. Mario ha ricevuto una cartolina dalla famiglia tramite la Croce rossa. È stata una bella sorpresa ed il più bel regalo per Natale. Io spero ricevere tra giorni poiché altra posta sembra sia arrivata. Da Treviso hanno ricevuto parecchi ufficiali, tra cui Turchetto e Zucchegna.
Stanotte ho vegliato per cuocere i fagioli che Mario ha avuto come noleggio della bilancia. Ancora cinghia in questi giorni, sempre acqua nelle sbobbe!
Avevano promesso un rancio speciale per domani. Ma già è arrivata la smentita. Si parla con una certa sicurezza della partenza degli ufficiali effettivi. Molte supposizioni. Non parlo dei ricordi che mi inteneriscono.
Taccuino di prigionia (11)
20 Dicembre 1943. Finalmente ci hanno dato la 2ª cartolina da scrivere a casa. Però siamo stati scalognati, a noi niente modulo per il pacco. Scriverò a casa che si interessino per farmelo avere tramite la Croce rossa.
Ho messo in vendita l’unica maglia che avevo: il maglione regalo di Lisetta. Stamattina sono stato a Messa. Han fatto anche la Novena. Soliti ricordi!
Ieri sera ho visto il teatrino. Rivista di Guareschi. Alcuni quadri furono davvero interessanti. L’orchestrina suonò canzonette di qualche anno fa. Chiudendo gli occhi mi trsportai in Sala Balzaro. Un momento, quante cose si rievocano!
Dicono che a Natale ci sarà la pastasciutta. Intanto ci fanno fare una cinghia straordinaria.
Taccuino di prigionia (10)
16 Dicembre 1943. Stasera fumeremo l’ultima sigaretta della razione di novembre. Dicono che al 24 distribuiranno quella di dicembre. Quindi 9 giorni senza fumare.
Dovevamo darne 12 al cap. Rorè per via dell’orologio mio. Però è stata una fregatura! L’orologio non funziona neanche adesso, dopo la riparazione. Pazienza! Non lo potremo vendere. Chissà se la sveglia tascabile di Mario potremo commerciarla.
Don Pesa viene sempre per la funzione nella nostra baracca. Stamane hanno cantato la novena. È caro al cuore il canto liturgico imparato alla Pieve del paese natio.
E ricordi, ricordi arrivano galoppando che non si potrebbero dire tutti.
Cialtroneria istituzionalizzata

Gente come Rutelli, Letta, ecc., che ambisce a governare questo Paese, ha dimostrato di non essere in grado (o di non voler) vigilare sulle finanze del suo ex partito. Una cialtroneria inammissibile. Vadano a zappare la terra, dei loro discorsi ne abbiamo piene le tasche, soprattutto quando evocano temi come quello dell’etica e della giustizia. Vadano a giocare a carte all’osteria, con Schettino e Scilipoti. Ma gli ex margheritini mi lasciano perplesso, non so se sogno o son desto. Letta trova la vicenda Lusi “incredibile”. Ma dove stava? Dobbiamo pensare che questi siano soliti affidare tutto ad una persona sola, senza alcun controllo, convinti che debba essere così. Lo faranno dunque in qualsiasi situazione si trovino: non vigileranno, non controlleranno, tutti presi dagli alti giochi della politica. E ovviamente trovano giustissimo papparsi i soldi dei “rimborsi” anche non esistendo più come partito, magari investendoli in affari di vario tipo. Sui quali però non vigilano, mica vogliono sporcarsi le mani con lo sterco del demonio. Del resto, se anche la Lega i suoi soldi li investe di qua e di là…
Ma l’importante è fustigare il demone dell’antipolitica.
Il Conto? Lusi l’usi pure.

Il cittadino comune, già assai maldisposto verso i politici, sente che l’elusivo Lusi amministra un conto assai pingue di un partito che non esiste da anni, conto in cui sono stati versati i rimborsi (si fa per dire) elettorali del non-più partito. Sente che il Lusi quel conto, coi soldi presi ai cittadini, l’ha usato molto, per se stesso. Sente poi che l’ex presidente di quel non-più-partito, l’illuso Rutelli, non si è accorto di nulla, ignorando beatamente tutto. E il cittadino comune deve anche sorbirsi i rimbrotti di Napolitano sui pericoli dell’anti-politica, che è brutta, essa sì, tanto brutta. Come disse Scalfaro, io non ci sto.

