Sentimentalismo

“Ogni epoca ha il proprio sentimentalismo,” scriveva Hofmannsthal ne Il libro degli amici,” il suo modo di esagerare certi strati della sensibilità. Il sentimentalismo d’oggi è egoista e disamorato; amplifica non i sentimenti d’amore ma il sentimento del proprio io”. Questo fu scritto un secolo fa, ma si adatta bene a quel che si vede nella grande Rete. Il mondo dei blog e dei social network trabocca di un sentimentalismo vacuo, ammorbante, nauseabondo. È l’altra faccia della pornografia dilagante, dell’erotismo consumistico, della fuga dalla serietà.

5 pensieri su “Sentimentalismo

  1. La mia esperienza della grande Rete mi porta a distinguere almeno due tipi di sentimentalismo. Vi è quello ingenuo legato alla mancanza di tempo e/o di formazione, che svolge quindi la stessa funzione delle chincaglierie (pittoreschi orologi a cucù, le palle di vetro con la neve, le gondole di plastica ecc.) nelle vetrine delle vecchie case operaie e piccolo-borghesi, ovvero perseguire il massimo dell’effetto con il minimo della spesa (è ovvio che ragionare è molto più faticoso e presuppone, per non esporsi a cantonate patetiche, un minimo di ricognizione critica sul già detto in materia).
    Ma vi è anche un sentimentalismo sofisticato, che osservo con estremo interesse senza, di norma, interferire. In esso rilevo una sorta di affascinante opportunismo, che riesce in qualche modo a piegare e “sottomettere” il dato esterno all’emergenza viscerale estetizzante. Non so se si possa chiamare “esteta” una simile figura, però ho l’impressione che si tratti di uno sbocco quasi obbligato per intelligenze anche molto formate che però non hanno attraversato un’autentica formazione scientifica (ma soltanto, eventualmente, la pedanteria “filologica”) e quindi difettano, senza saperlo, di ciò che potremmo chiamare “onestà intellettuale”. Come disse Wittgenstein, ogni oggetto è rotondo, se avvolto con carta sufficiente. Ebbene essi avvolgono “il dato” con una fitta, e talvolta geniale, fasciatura di proiezioni fisiognomiche, entro la quale esso scompare quasi completamente. Il compito di ri-liberare questo dato, oltre che improbo è anche avvertito come dissacrante. Il più delle volte non ne vale davvero la pena.

  2. Però, Elio, quando si tratta di realtà in cui è coinvolto l’umano, il “dato” mi sembra già problematico concetto. E, a vedere quel che accade tra gli scienziati (ne so qualcosa per la questione dell’autismo), non vi è formazione scientifica che da sola possa garantire l’onestà intellettuale. La stessa decisione di assumere un atteggiamento di rigorosa applicazione del metodo scientifico è esterna al metodo stesso, è una decisione etica. La scienza richiede un’etica, ma non è quell’etica. Una storia parallela delle vite degli scienzati (dei fisici, ad esempio) nelle democrazie e nei sistemi totalitari lo dimostra ampiamente. Io peraltro sono di formazione letterario-filosofica, ergo la mia avversione al sentimentalismo ha un’altra matrice. Forse è di natura estetica: lo trovo brutto.

  3. Trovo estremamente interessanti entrambe le argomentazioni. Io ritengo, però, che la vera discriminante tra il sentimentalismo dozzinale o quello -più pretenzioso- di maniera del sedicente “acculturato”, stia altrove e non risieda né nell’ onestà intellettuale, né nella pura estetica. Penso che sia da ricercare, molto semplicemente, nel talento. Ed il talento è qualcosa che soggiace al determinismo biologico. Questo, nella Rete, nella Letteratura, nella Musica e nella Poesia.

  4. Il sentimento umano è il vero mistero di questa vita! Commevente!

    Complimenti per il post e per il blog!

    Tra l’altro spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi. Ti invito a leggere un post che parla trasversalmente se vogliamo della complicatezza del sentimento. In questo post si parla di San Valentino (e non solo…) visto da un punto di vista molto partciolare…

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/14/post-di-una-squillo-per-bene/

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