Circolo

Veneto sommerso. La casa dei gladiatori in frantumi. La spazzatura è ovunque. Le case del presidente sono postriboli. Licenziamenti senza numero. I giovani senza futuro. L’economia a rotoli. La scuola defunta. La ricerca senza soldi. La sanità in sfacelo. I preti pedofili. Mafia e camorra. Gli intellettuali pieni di livore. Gli scrittori che scrivono da cani. I comuni in bancarotta. Le banche strozzine. I politici corrotti. Il parlamento inefficiente. Strade malridotte. Ferrovie in disarmo. Giustizia inesistente. Università in coma. Trasporto aereo inaffidabile. Quartieri senza legge. Argini precari. Dissesto idrogeologico.  Teorie della congiura. Pensiero apocalittico. Veneto sommerso.

5 pensieri su “Circolo

  1. Lo scempio sia simbolico che reale del Bel Paese è in corso da tempo. Sennonché la serqua apparentemente interminabile di eventi calamitosi, colpevoli insipienze e comportamenti scellerati, cui stiamo assistendo, ìndica che il nostro Paese sta rotolando sul piano inclinato che conduce dalla crisi della coesione sociale alla crisi dell’unità nazionale. Di ciò si stanno accorgendo sia gli osservatori più attenti della situazione di questo Paese sia gli esponenti più avvertiti del ceto politico e della stessa Chiesa cattolica. La ‘morte della repubblica’, un ‘8 settembre’ strisciante e protratto nel tempo non sono più figure retoriche, se mai lo sono state, ma processi concreti e attuali, sospinti da forze ben precise che mirano a sostituire progressivamente la Costituzione formale con una ‘costituzione materiale’ radicalmente diversa e sostanzialmente opposta a quella configurata dalla Carta.
    Il centro focale della lotta politica dei prossimi anni sarà quindi, come giustamente ripete Brotto, la questione della difesa e del rilancio dell’unità nazionale contro la disgregazione meridionale e la secessione settentrionale. L’azione che sarà necessario dispiegare in questa lotta per tenere unita l’Italia dovrà essere sostenuta da una progettualità, una forza, una lucidità e una perseveranza superiori a quelle che profusero 150 anni fa, per unirla, le massime personalità del Risorgimento. La nostra epoca, e ciò non va dimenticato, è contrassegnata dal conflitto, che si svolge in forme più latenti che palesi ma non per questo meno aspre, fra ‘Stati disgregatori’ e ‘Stati disgregati’: l’Italia non fa eccezione a questa regola bronzea della geopolitica (basta guardare a nord del nord per rendersene conto). Non sarà facile, pertanto, dimostrare di essere all’altezza, sia come italiani sia come democratici, del compito politico e ideale che la storia, maestra severa ed inflessibile, ci sta imponendo.

  2. Egr. Sig. Barone, la sua analisi è senz’ altro lucida e corretta, ma…
    Lei intravede all’ orizzonte qualche degno emulo dello spirito risorgimentale?
    E scorge, in qualche anfratto remoto della società civile, un sentimento che possa dirsi autenticamente nazionale?
    Il primo vero male dell’ Italia sono gli Italiani e la loro anaffettività verso lo Stato, che si può misurare in diversi modi e che produce ciò che Fabio Brotto ha elencato nel suo post, ma, soprattutto, che appare inconfutabile alla luce delle scelte elettorali via via confermate nel corso degli ultimi quindici anni : questo è un elemento che ci caratterizza e ci distanzia infinitamente dagli altri Paesi Europei, nei quali -se non altro- i dirigenti ed i leader politici che falliscono o millantano vengono mandati a casa.
    Una regola generale dell’ economia dichiara che ad un trend discendente segue, in automatica fase reattiva, l’ opposto ascendente: bene, l’ Italia fa eccezione anche qui. Noi siamo straordinari in tutto.
    Il problema del nostro Paese pare nascere da una sorta di difetto nel DNA nazionale, da un’ ancestrale male alle radici più profonde -l’ ignavia-, che necessariamente si trasmette alla coscienza dei singoli, compresi coloro che ne dovrebbero assumere la guida o -come gli intellettuali-, tenere desta l’ attenzione, e le motivazioni, ed il senso della dignità. E non so dirLe quanto sia doloroso formulare un giudizio simile.

  3. Gentile signora Morena M., sono scomparsi imperi millenari come quelli di Roma o dell’Egitto: si figuri se non può scomparire dalla scena del mondo uno Stato che ha solo 150 anni di vita! Del resto, evocando l’ignavia come vizio storico, se non genetico, del popolo italiano, Lei ha messo il dito sulla piaga. Se considero lo sfacelo a cui è stato ridotto dalle classi dominanti (non dirigenti) questo Paese, che pure amo tanto più quanto meno lo amo, sono davvero tentato di parafrasare per gli italiani la domanda che Isaiah Berlin appose, riferendosi ai montenegrini, come epigrafe di un suo saggio: “Se tutti gli italiani scomparissero di colpo, l’umanità non subirebbe alcuna perdita”. Eppure, rimango convinto che la nostra storia, a partire dal Risorgimento, con le magnifiche personalità che ha espresso e con le fondamentali conquiste di civiltà che ha reso possibili, meriti ancora la risposta che ho dato al frequentatore filoleghista di una rubrica delle “Lettere al direttore” di un quotidiano online della provincia di Varese, il quale chiedeva sarcasticamente, a proposito del verso dell’Inno nazionale che recita “Siam pronti alla morte”, se oggi vi sia, fra gli italiani, qualcuno ancora disposto a sacrificare la propria vita per la patria. Mi permetterà di trascrivere, ‘pro virili parte’, la risposta che ho dato a tale domanda: «Rispondo alla domanda che * * ha formulato in questi termini: “Il nostro inno, ad esempio, insiste sul concetto che ‘Siam pronti alla morte’, c’è qualcuno che ci crede?”. Ebbene, consapevole di essere probabilmente in controtendenza rispetto al carattere ‘post-eroico’ della morale dominante in questa società, rispondo che io sono pronto alla morte: 1) per difendere con le unghie e con i denti l’unità nazionale di questo paese contro qualsiasi tentativo apertamente o larvatamente secessionista; 2) per difendere con le unghie e con i denti la legalità repubblicana e i diritti democratici dall’attacco reazionario; 3) per difendere con le unghie e con i denti i diritti e le conquiste dei lavoratori. Naturalmente, siccome amo la vita, il mio paese e il mio popolo, mi àuguro che la necessità di sacrificarla per i tre fini che ho indicato non si presenti mai. Aggiungo, poi, che non ho dimenticato il monito del grande scrittore tedesco e so bene quanto sia “sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi” (Bertolt Brecht,«Vita di Galileo»). Questo, però, non significa che gli eroi non siano, talvolta, necessari, come il nostro Risorgimento e la nostra Resistenza insegnano.»

  4. Lodevole e confortante, Sig. Barone, ma spero anch’ io che simili sacrifici non siano più necessari: oggi più di sempre abbisogniamo di anime belle vive. Molto cordialmente. Morena Martini

  5. …nell’elenco mancano i disabili, ignorati e presi in giro dalle istituzioni…tante parole scritte e dette…farò un piccolo esempio: il polistirolo spray assomiglia, nella sua espansione, al, sempre più crescete, numero di politici…ci sono varie classi sociali, chi è sopra pensa a se e così via…delle minoranze, se ne parla per dovere, ma non se ne cura nessuno…siamo in un paese laico con un cervello vaticano…

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