Prendete una manciata di romanzi italiani contemporanei dal mucchio che ogni anno l’editoria italiana sforna (per lo più velleitari, pesantemente editati, pieni di sviste formali, ecc.). Sarà ben difficile che proviate interesse per il destino dei personaggi che li abitano. Anche perché in generale non sono personaggi, quelli, ma solo travestimenti infiniti delle solite quattro maschere. Anche se sono uomini e donne di oggi, il loro destino non susciterà la vostra cura. Sempre la stessa solfa. Prendete invece Prima di domani, un romanzo scritto da Jørn Riel nel 1975: il destino della vecchia eschimese e del bambino, soli tra i ghiacci della Groenlandia vi farà palpitare le viscere. Chiedetevi perché.
