Cacce sottili 3

Viaggia molto Jünger, e uno dei suoi viaggi lo porta in Libano, terra dei Fenici. Terra di antiche pratiche sacrificali, anche. E Jünger mostra di sapere quello che Girard ampiamente spiegherà: che il vero sacrificio è quello umano, e che l’animale è una vittima sostitutiva; che  mortalità e immortalità umano-divina sono legate insieme e indissolubili (nel sacrificio che genera uomo e dio).

Oltre il piccolo anfiteatro di epoca greco-romana, lo sguardo si affaccia sul mare. Coni fallici, are sacrificali, dove scorreva il sangue. Secondo quanto si tramanda dall’antichità, veniva sacrificato qui un uomo all’anno, mentre gli altri giorni venivano sacrificati animali al suo posto. EGLI è sempre l’autentica vittima: tutto il resto fa riferimento a lui.
Il vento soffia dal mare sulle tombe. Agita i calici dei grandi anemoni blu che crescono in cespugli accanto alle fosse. La morte è lì accanto, fa da sfondo alla vita. Sorgeva qui il tempio di Adone, la divinità primaverile più chiara e serena tra quelle che si venerano sulla terra con il giubilo e con il pianto. Si ritiene che sia stato ucciso qui a Byblos da un cinghiale. Durante il suo viaggio attraverso i templi siriaci, Luciano visitò anche questo tempio e ci riferisce dei misteri. Si ricordava la morte di Adone con pianti e lamenti; le donne si rasavano i capelli, come facevano le egiziane per la morte di Apis. Quelle tra loro che non volevano essere private in tal modo della loro bellezza, dovevano offrirla in vendita agli stranieri davanti al tempio di Afrodite.
Adone deve essere la metamorfosi fenicia di Osiride, dio del sole. Su questa costa gli dèi sono da sempre salutati e venerati con particolare fervore. Anche Diana dai seni rigogliosi aveva i suoi templi qui e probabilmente anche più tardi, presso i chiostri del Libano, si presentavano offerte segrete ad Adone nel corso del sacrificio della messa. Gli dèi migrano come gli uomini; sono mortali, e certamente anche immortali, come noi.
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