
Ho avuto una illuminazione sulla natura della psicoanalisi nel 1979, quando sono entrato in contatto diretto con ambienti intellettuali parigini. Nel 1979 (bei tempi) avevo un’amica francese, di Parigi. Così ebbi l’occasione di passare 10 giorni nella grande città, suo ospite. E potei conoscere i circoli intellettuali che lei frequentava, artisti, goscisti, psicoanalisti. Mi resi conto allora che la psicoanalisi è anzitutto una religione, coi suoi testi sacri, i suoi eretici e i suoi devoti. Ha anche una funzione sociale analoga a quella della religione: produrre legami sociali, un discorso comune, una visione del mondo con ricadute nei piccoli fatti della vita quotidiana. E i suoi fondamenti non sono importanti, bisogna crederci. E’ un po’ come negli oroscopi: socialmente più rilevante una previsione azzeccata che 99 errate. In Francia allora era chiarissimo, come da noi, del resto, che dei Francesi siamo i cugini di campagna: le stesse persone che avevano un culto della psicoanalisi e un vocabolario comune di origine psicoanalitica, un gergo che le univa, erano anche interessatissime agli oroscopi, credevano nei segni zodiacali, ecc. ecc.