La vecchia e i fiori

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Nel corso della mia vita raramente ho visto compiere dei gesti per gratuito amore della bellezza. Solitamente, quando la gente, e in particolare la gente italiana, cura la bellezza, lo fa perché si tratta della bellezza delle cose proprie, a cominciare dalla propria persona per finire al giardino, all’auto, alla casa, ecc… La cura della bellezza è sempre legata ad un interesse proprio, e anche la bellezza pubblica, di cui si dovrebbe occupare chi amministra città e regioni, viene curata in relazione allo “sviluppo”, e mai per se stessa. Per questo, vedere qualcuno che opera per puro amore della bellezza di cose non sue mi riempie di stupore e di gioia.

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A poche centinaia di metri da casa mia c’è un parco pubblico, fusione di quelli di due antiche ville, Villa Manfrin e Villa Margherita. Sono solito portarvi il mio figlioletto autistico, che se la passa andando in altalena e guardando le macchine e le moto che scorrono sulla statale Pontebbana. Mentre lui così passa il tempo io osservo l’ambiente intorno a me, che è sempre lo stesso, ma ogni volta presenta qualche particolare interessante, magari un coleottero o due vanesse che si inseguono nell’aria, o un airone grigio che fa la posta ai pesci sulla riva del laghetto. Mi capita spesso di vedere, curva sull’erba, una vecchia signora, più che ottantenne e coi capelli candidi (virtù rara che me la rende simpatica di primo acchito). Ha sempre con sé zappette varie, e sacchetti con fiori e piante. I giardini e parchi pubblici italiani, si sa, sono quasi sempre poco curati dai pubblici servizi, e così è anche nella ricca Treviso. I prati del parco sarebbero squallidi tra gli alberi secolari, se questa gentile creatura non ripristinasse le aiuole, piantando fiori e togliendo erbacce. Ha sempre con sé un giovane indiano, cui insegna la nostra lingua mentre lo istruisce nel giardinaggio. Mi ricorda, in piccolo, l’uomo che piantava alberi di Jean Giono. Si prende cura della bellezza del mondo. Gratis.

6 pensieri su “La vecchia e i fiori

  1. che cosa meravigliosa…
    immagino la scena in un quadro!

    “vedere qualcuno che opera per puro amore della bellezza di cose non sue mi riempie di stupore e di gioia”.

    mai definizione di bellezza fu pù giusta :-)

  2. Cose non sue? Sono quelle che crediamo nostre a non esserlo! Il comportamento apparentemente inverso all’abituale dell’anziana signora ci rivela l’autentico significato del possesso che è una forma di responsabilità e di cura nei confronti delle cose. La nostra realtà sociale, invece, ci presenta la proprietà in forma di usufrutto esclusivo e rapace; il possesso come consumo e logoramento inesauribile dell’essere. Potrebbe essere un’ipotesi di lavoro per comprendere meglio il nostro vivere?

  3. è che le persone come questa vecchina sono così rare…
    l’egoismo del possesso è forse la cosa più difficile da combattere, in questa nostra era del benessere.

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