
La sofferenza come koan. Dio è il maestro che fornisce questo koan, lo colloca nell’anima come una cosa irriducibile, un corpo estraneo non assimilabile, e costringe a pensarci. Il pensiero della sofferenza non è discorsivo. Il pensiero urta contro il dolore fisico, contro la sventura, come la mosca contro il vetro, senza poter progredire in alcun modo né scoprirvi nulla di nuovo, e senza potersi impedire di tornarvi. Così si esercita e si sviluppa la facoltà intuitiva. Eschilo: “Mediante la sofferenza la conoscenza”.
Fare della sofferenza un’offerta è una consolazione, e quindi un velo gettato sulla realtà della sofferenza. Ma lo è anche considerare la sofferenza come una punizione. La sofferenza non ha significato. E’ questa l’essenza stessa della sua realtà. Occorre amarla nella sua realtà, che è assenza di significato. Altrimenti non si ama Dio. (III, 179)
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Se la sofferenza è collocata nell’anima da un’azione di Dio, essa non può essere priva di significato. Per essere priva di significato essa deve essere indipendente da qualsiasi volontà divina, ed espressione del puro caso, come in Epicuro. Se io amo la sofferenza che mi colpisce considerandola allo stesso tempo insensata, io colloco tutto il senso dalla parte mia, e mi costituisco superbamente come datore di senso alle cose, comprese le realtà insensate in se stesse. Ed è il pericolo che corre lo spiritualismo weiliano.
La sofferenza in sé, tuttavia, non è né sensata né insensata, ma acquista senso o non senso solo entro una relazione. E non appare dal nulla, ma ha cause e conseguenze. Per un cristiano, la sofferenza per antonomasia è quella di Gesù nella Passione. Il calice che chiedeva al Padre di risparmiargli era tremendo, ma non insensato.
in questo stralcio c’è una buona dose di contraddizione…
è chiaro che per provare una sofferenza debba esserci una relazone con qualche avvenimento importante, la sofferenza non è mai gratuita, essa deriva da un malessere, da un amore non corrisposto, da una punizione, da qualsiasi motivazione che, essendo tale, è importante!
la sofferenza è una dimensione che ci permette di conoscere i nostri limiti, quindi è insito in lei questa inferiorità dell’uomo che la prova di fronte a Dio.
come può non avere significato?