Dalla mitica transizione al socialismo, di cui si discuteva quando ero giovane, al trans (gender). Il percorso storico del comunismo italiano non potrebbe essere delineato più chiaramente di quel che avviene nella copertina di Liberazione. L’intelligenza critica nell’estrema sinistra (e non solo) è stata totalmente fagocitata dal sistema mediatico, un prodotto del capitalismo nel suo divenire attuale, ovvero nella sua fase tecnotronica-circense, nella quale gli istinti più bassi e le tendenze peggiori sono stimolati nella misura in cui producono profitti. Il reality televisivo è il simbolo perfetto di questa fase storica che stiamo attraversando. Una fase, come sempre, di trans (izione).
Vladimir Luxuria, il cui cognome d’arte evoca un vizio che ai nostri giorni è una virtù, e il cui nome si aggettiva al femminile pur essendo maschile, esemplifica perfettamente quel che sta accadendo in Occidente, ovvero la perdita delle differenze. Tutto sta potentemente collaborando ad un gigantesco sforzo per annientare la differenza, vista sempre e soltanto come discriminazione: la scienza, la televisione, il cinema, i giornali. Ma questo che sta accadendo è anzitutto un attacco al pensiero, che può procedere solo per differenze. Qui davvero trovo profetiche le parole di Simone Weil: “Poiché il pensiero collettivo non può esistere come pensiero, esso passa nelle cose (segni, macchine…). Ne consegue questo paradosso: la cosa pensa, e l’uomo è ridotto allo stato di cosa. Dipendenza dell’individuo rispetto alla collettività, dell’uomo rispetto alle cose: una eademque res”.

