Gravina

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L’episodio di Gravina ci parla. E ci dice cose terribili.
Un ragazzino cade in un pozzo vicino al paese. Dentro ci sono i corpi di due bambini. Così, fortuitamente, vengono ritrovati i due fratellini Pappalardi, che la polizia italiana aveva cercato ovunque, fino in Romania. Inquietante.
Mi occupo ben poco di cronaca nera, di delitti e processi, ma quel poco basta a far sorgere in me domande del tipo: quanto sono professionali, in genere, le indagini dei nostri inquirenti? quanto è stato saggio, a suo tempo, affidarle ai magistrati? quanto conoscono il territorio i nostri investigatori? quanto sono flessibili e veridici quando parlano di “indagini a tutto campo”, quando dicono “seguiamo tutte le piste”?

Io mi sono fatto due idee. La prima è questa: non basta essere laureato in legge e aver vinto un concorso per saper svolgere un’indagine. Ci vuole anche il talento, che la burocrazia non garantisce a priori, e che quando c’è non viene premiato. Ciò vale per la magistratura, l’insegnamento, e tutto il resto. Il nostro è un Paese burocratizzato, che non valorizza le capacità.

La seconda idea è questa: quando avviene un fatto su cui si deve indagare, gli organi si fanno subito un’idea, e ci si attaccano con assoluta indefettibile caparbietà. Questo appare in tutta evidenza in quasi tutti i casi (almeno in tutti quei pochi che  hanno suscitato il mio interesse). Qui doveva esserci di mezzo il padre, l’ipotesi di un incidente non è passata per la testa di nessuno. Così, siccome non potevano pensare che il padre dei bambini avrebbe potuto occultare i corpi vicino al paese, li hanno cercati lontano. Invece erano là, in quel pozzo a quattrocento metri dal luogo in cui erano stati visti l’ultima volta. In casi come questo, il mio debole intelletto non poliziesco mi suggerisce una ricerca a centri concentrici, svolta battendo palmo a palmo il territorio dopo aver centrato il compasso nel luogo in cui gli scomparsi sono stati visti l’ultima volta. Trattandosi di bambini di paese, soliti vagabondare un po’, alla ricerca di avventure,come tutti i bambini di paese che si rispettino, era l’unica cosa sensata da fare. Un pozzo scoperto, vicino all’abitato: l’incidente è l’ipotesi più seria, mi pare, ma anche se il caso fosse diverso, che quel pozzo sia stato ignorato mi pare uno scandalo assoluto. Certo, il padre-mostro era ipotesi più allettante, il bisogno del capro espiatorio c’è sempre, ed è il primo nemico di ogni inquirente serio. Ce ne sono pochi di seri, nel nostro Paese. E nel nostro Paese nessuno si dimette. Mai.

2 pensieri su “Gravina

  1. intervengo perchè ho visitato Gravina pochi mesi dopo la scomparsa dei due piccoli. Città affascinante e pazzesca; ho avuto modo di conoscere un tipo, un autodidatta che, nel totale disinteresse delle istituzioni, scava ed esplora il sottosuolo di G. : un vero dedalo di pozzi e cisterne, che si approfondano sotto ogni casa per decine di metri: Questo poliedrico personaggio ha invitato me i miei amici ad accompagnarlo nelle viscere di G dove stava per essere abbattuto un diaframma, un muro per accedere ad una enorme cisterna in disuso (da 50? 150? 500? anni): Di questi ritrovamenti, ci disse, se ne fanno a decine. E il materiale, spesso di scarso valore, ma non sempre viene selezionato alla buona, sul posto, senza nessun accenno ad una sistematicità appena appena accettabile. Siamo stati nel sottosuolo sotto un paio di palazzi del centro, dove questi scavi avvengono senza nessuna autorizzazione, senza nessuno che controlli, ma anche senza nessun tentativo di nascondersi.
    Tutta la città mi diede un’immagine per certi versi “ruspante” ,ma anche di degrado involontario accettato come ineluttabile.
    Esempio: avendo io espresso rammarico per aver visto chiuso da un cancello l’accesso ad una chiesa rupestra d’epoca bizantina, mi fu detto:”nessun problema” e con una telefonata, fu preso appuntamento per l’indomani mattina. E alle 9 del giorno dopo un volonteroso studente, munito chissà perchè della chiave, ci portò a visitare questo monumento ufficialmente chiuso.
    Tutto ciò ha poco a che fare con Ciccio e Tore, ma credo che chi non ha fatto l’esperienza di visitare gravina, difficilmente può farsi un’idea anche solo approssimata di come stanno le cose; di come un enorme edificio in disuso possa coesistere a pochi metri da alberghi negozi chiese piazze, eppure essere lontano anni luce.

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