Cemento e Prosecco

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Visto dall’alto, ma anche semplicemente dall’automobile, il territorio trevigiano appare devastato da cemento e asfalto. Immense rotatorie spesso inutili o troppo grandi rispetto alla necessità, capannoni ovunque, moltissimi dei quali dismessi, con opifici abbandonati e in rovina. Mai avviene che il nuovo venga costruito eliminando il vecchio, come ragione pratica vorrebbe – intendiamoci, una ragione capitalistica, mica comunista! – ma sempre su terreno vergine. In questo modo, a parte la questione estetica (la pianura della “Marca gioiosa et amorosa” è ormai per la maggior parte orrenda), si impermeabilizza sempre di più il territorio, con conseguenze potenzialmente gravissime. Quel che rimane della campagna da qualche tempo sta venendo progressivamente fagocitato dai vigneti. Sembra che la parola d’ordine sia: il prosecco è il nostro petrolio. Ma di che qualità sarà il vino dei vignaioli improvvisati? E le viti richiedono moltissimi trattamenti antiparassitari: l’aria del trevigiano è già ottima: miglioriamola e respiriamo a pieni polmoni. Dunque, la mia provincia si presenta come una trimurti: Asfalto, Cemento, Vino. Per fortuna il livello del sistema sanitario qui è ancora molto buono, almeno in alcuni settori: speriamo che duri. Prosit!

 

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