In tempore eligendi Pontificis

Ogni grande parola, messa alle strette, rivela la propria inconsistenza, il proprio essere sospesa sul vuoto. Necessita di garanzie, e tra gli umani le garanzie possono essere a loro volta solo segni (gesti, ecc.), che essi incessantemente si scambiano. E anche questi segni vengono tradotti in parole scambiabili, o, proiettati nella sfera personale e nell’indicibile, non partecipano dell’esperienza comune. Ma su ciò che non rientra nell’esperienza comune, per quanto elitaria, grava il sospetto di illusione. E tuttavia anche queste parole che ho scritto possono avere un senso solo all’interno di una condivisa convinzione del darsi della verità. Se verità non vi fosse, non fosse pensata essente, nessuna discussione avrebbe luogo, nemmeno quella sullo stesso concetto di verità. La grande parola che ho davanti è Spirito Santo (che procede dal Padre e dal Figlio – e non solo dal Padre come pensano gli Ortodossi – e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato), del quale nella Chiesa Cattolica si parla molto soprattutto in tempo di Conclave. Infatti il Pontefice è scelto dai cardinali solo nel senso che essi individuano colui che è stato scelto da Dio, la dottrina in soldoni è questa. L’investitura del Papa è dall’alto. Interessante, dunque, vedere come sia all’opera la romanitas legislatrice della Chiesa nella Costituzione Eligendo Pontifici, che potrebbe dar l’impressione di uno sforzo umano di ingabbiare lo Spirito: ovviamente non è così, e lo Spirito soffia dove vuole. Infine dovrei pensare che siano stati scelti da Dio anche Alessandro VI Borgia, di cui si sa quali fossero gli interessi principali, e Albino Luciani, che non si era rivelato atto neppure al governo della Chiesa di Venezia. Dal tempo di Luciani, in verità, i miei dubbi sui Conclavi sono profondissimi. So però che dai tempi di Gesù il divino e l’umano-troppo umano non sono scindibili con un colpo di spada, e che solo un approccio dialettico può mantenere insieme fede e ragione.

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