Secondo natura

La visione del mondo espressa in questo libro è quella di Sebald, quella che domina tutti i suoi libri, ma Secondo natura (1988, trad. it. di A. Vigliani, Adelphi 2009) è in versi. Vi compaiono personaggi come il pittore Grünewald e l’esploratore Steller, e le loro vicende, nei primi due poemi. Poesia storico-narrativa, possiamo dire, percorsa da un continuo brivido metafisico.

Lunga storia, è noto,
ha la persecuzione degli ebrei, anche
nella città di Francoforte sul Meno.
Attorno al 1240, si racconta,
ne furono uccisi 173,
e altri ancora perirono di morte volontaria
tra le fiamme. Nel 1349
i flagellanti compirono un grande massacro
nel quartiere ebraico. E di nuovo
le cronache narrano di ebrei
che di propria mano si diedero fuoco,
mentre la vista, dopo l’incendio,
poteva spaziare dall’altura del duomo
fino a Sachsenhausen. (p. 18) Continua a leggere

Le Alpi nel mare

Le Alpi nel mare

L’esile libretto di W.G. Sebald Le Alpi nel mare, le ultime cose scritte da Sebald. Una visione dalla Corsica, ma forse non della Corsica, perché lo scrittore tedesco ovunque vede una sola cosa: la distruzione, la consumazione di tutte le cose. Qui soprattutto della natura corsa. Ho sempre pensato che la meravigliosa scrittura di Sebald, animata da una sovrabbondante pietà, non riesca a dar conto della pienezza dell’essere, e della multiforme vita degli esseri, e anche delle differenze che intercorrono tra gli esseri umani. Qui giungo a questa conclusione: le foto che costellano i libri di Sebald, e ne sono parte integrante, non potevano non essere quello che sono: in bianco e nero e prive di vita. Rispetto ai Corsi, l’atteggiamento di Sebald appare assolutamente non antropologico. Egli non li capisce, non può non solo calarsi dentro, ma neppure accostarsi al loro modus vivendi, non afferra la vitalità di una cultura nel suo essere differente, vede in loro soltanto il barbarico primitivismo e la brama di distruzione (anzitutto delle foreste). La foto di copertina, con un cancello di ferro e un muro oltre i quali si intravede il mare, e sbarrano la strada verso di esso, potrebbe essere assunta come cifra dell’intera opera sebaldiana.

Gli anelli di Saturno.

Gli anelli di Saturno

Die Ringe des Saturn, 1995 (sott. Eine englische Wallfahrt), tradotto per Adelphi da A. Vigliani col titolo Gli Anelli di Saturno. Un pellegrinaggio in Inghilterra, presenta tutte le caratteristiche fondamentali della visione del mondo di W.G. Sebald e della sua scrittura. Saturno è l’astro della melanconia, e l’opera di Sebald sta tutta sotto il suo segno. Se la natura è un circuito di produzione e distruzione, il melanconico fisserà sempre lo sguardo, meravigliato e pieno di pathos, sul secondo fattore. Egli contemplerà il morire a milioni: delle aringhe sulle spiagge del Mare del Nord o degli alberi contagiati dai virus e abbattuti anch’essi a milioni dalla tempesta perfetta del 1987. Non contemplerà con altrettanta meraviglia lo spuntare e il rifiorire ovunque della vita dalla distruzione, le miriadi di forme, perché anch’esse stanno per lui sotto il segno del divenire nulla, del passare e dello svanire di tutte le cose.  Così la distruzione causata dall’uomo si colloca per Sebald sullo stesso piano di quella operata dalla Natura. Dal primo fuoco acceso da un nostro progenitore, noi umani stiamo sotto il segno della consumazione, della combustione: e i personaggi che Sebald incontra nel suo vagabondare hanno tra loro solo differenze epidermiche, non sono veri personaggi autonomi, e tra loro si confondono. Parlano tutti con la voce di Sebald, sono sue mere rifrazioni, e la stessa struttura del testo lo dimostra. Un testo come tutti gli altri di Sebald, ipnotico e incantante, una estrema propaggine del romanticismo tedesco filtrato dal cuore oscuro del XX secolo.