Volpi e galline

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Dal punto di vista antropologico, lo studio del sentimento animalista dilagante nelle società occidentali è del più grande interesse. E vi sono episodi che, inseriti nel contesto generale della percezione animalista della realtà, sono particolarmente significativi e rivelatori. Qualche giorno fa, in provincia di Venezia, i piccoli animali di una cosiddetta “oasi” sono stati massacrati nel corso di due successive notti. Già dopo il primo evento si è scatenata la caccia al responsabile umano (non poteva che essere un umano, ovviamente), dipinto come una sorta di abominevole mostro assetato del sangue di creature innocenti. Dopo il secondo evento si è raggiunto il climax, con persone che sui social media esprimevano una brama di sangue, invocavano un occhio per occhio animale-umano. Il delirio animalista ha subito una doccia fredda quando un’accurata analisi dei cadaveri ha portato all’inoppugnabile conclusione che le morti sono state causate da canini aguzzi, non da improbabili uncini. Il colpevole è un canide di piccole dimensioni, quasi sicuramente una volpe. Ora, qualsiasi allevatore di polli, anche dilettante, sa benissimo cosa può fare una volpe in un pollaio o in un recinto quando riesca a penetrarvi. Non si accontenta affatto di prendere un pollo e via, se non avverte pericolo imminente può accadere che si lasci andare al piacere di uccidere. Perché non è mica vero quello che afferma la dottrina che viene inculcata ai bambini occidentali fin dalla più tenera età, e cioè che i predatori “uccidono sempre e solo quando hanno fame”, “uccidono solo le prede che possono mangiare”, perché “in natura non esiste spreco”, perché “la natura è un equilibrio perfetto”. A parte che se la natura fosse di per sé un equilibrio perfetto non vi sarebbe stata alcuna evoluzione, né alcuna estinzione di massa, compresa quella dei dinosauri, che certo non furono eliminati dagli umani, è evidente che i predatori cacciano e uccidono spinti dalla fame, ma è vero anche che nell’uccidere una preda provano piacere. E questo spiega come una volpe in un pollaio, o un lupo in mezzo ad un gregge di pecore, trovandosi a contatto con prede incapaci di difendersi e di fuggire, si lascino andare al piacere di uccidere, in una sorta di orgasmo, di estasi del sangue, al di là della stretta necessità alimentare. Del resto, applicare concetti umani come risparmio e necessità al comportamento animale è comunque una forzatura. Noi nel cervello di una volpe non potremo mai entrare: sappiamo però che se entra in un pollaio fa esattamente quello che si vede nel video, ammazza più polli che può. Le testimonianze di questo comportamento sono infinite, ma l’ideologia animalista le rifiuta in forza di un dogma.

 

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