La felicità del testimone

La felicità del testimone

La cosa che più mi piace nel nuovo romanzo di Elisabetta Liguori (Manni 2011) è la protagonista, l’assistente sociale presso il tribunale dei minori, Concetta. Mi piace perché non ha nulla che l’assimili al tipo comune della donna dei romanzi, che è fondamentalmente una proiezione del desiderio maschile, anche quando vi si sottrae o si oppone ad esso – come un negativo fotografico. Infatti le donne nei romanzi sono quasi sempre belle e giovani e desiderabili (desiderabili lo sono anche quando non più giovani, come in Galline). E dietro questa desiderabilità si cela il loro statuto vittimario. Qui invece abbiamo una donna pienamente cresciuta e consapevole. Non bella, però, e anche grassoccia: non è un oggetto di desiderio, ma non è nemmeno una vittima.  Continua a leggere