Un giorno Jørn Riel, che passò 18 anni in Groenlandia, vicino ad una grotta si imbatté in alcuni resti umani, vecchi di un secolo. Una donna e un bambino. Da questo incontro sorse l’ispirazione per un romanzo che trovo potente e suggestivo, Prima di domani (Før morgendagen, 1975, trad. it. di J.M. Ferrer, Iperborea 2009). Romanzo scritto in un modo che mi ricorda Cormac McCarthy, essenziale; storia fatta di eventi, di azioni e di parole all’altezza delle azioni, come può essere solo quando, per una qualche ragione, i personaggi di una vicenda narrata sono al di fuori della cultura dei ceti sociali cui appartengono gli scrittori. Ciò avviene anche in McCarthy. E anche nel Verga dei Malavoglia, in fondo: e mi sovviene Richard Weisberg e il suo Il fallimento della parola. Continua a leggere