E dove potrebbero andare queste due creaure, i due figli disabili di Jean-Louis Fournier, uno dei quali sa dire solo “brum-brum”, mentre l’unica frase dell’altro, ripetuta infinite volte, è appunto “dove andiamo papà?” ? Nella sua eleganza, sobrietà e ironia che a tratti pare cinica ma è solo espressione d’un amore disperato, questo libretto (Rizzoli 2009) è durissimo. E credo che solo chi vive l’esperienza di un figlio con grave disabilità mentale possa confrontarsi per davvero con queste pagine. Se la morte di un figlio è atroce, la vita di un figlio condannato a non approdare ad una piena umanità è insostenibile. Di fronte alla cruda realtà di due bambini “col cervello foderato di paglia”, totalmente incapaci di condividere con gli altri emozioni, giochi, sentimenti, molti genitori potrebbero rifugiarsi nell’illusione. Sì, molti lo fanno, lo so bene io che frequento da anni l’ambiente delle famiglie con figli autistici: si cerca di pensare che “dentro” quella persona, il cui cervello funziona malissimo, ci siano chissà quali mondi di pensiero e sentimento che non riescono a manifestarsi all’esterno… Fournier non si fa alcuno sconto, guarda nell’abisso, e trova tuttavia una strategia per sopravvivere: il sorriso, ironico ma non distaccato, pieno d’amore ma non sciocco. Continua a leggere