Caucasia

DSC01889Nelle mie letture errabonde, del tutto slegate da mode e urgenze, mi imbatto in un romanzo del 1998, Caucasia di Danzy Senna, che leggo nella traduzione di C. Vatteroni (Dalai 2011). Il livello è quello di un buon serial televisivo, con personaggi ben calibrati e una buona tecnica narrativa, da scuola di scrittura. Senza voli d’angelo, senza vera profondità, piacevole lettura serale. Romanzo di una formazione, narrato in prima persona, ha come nucleo centrale il problema, fortemente avvertito negli USA, dell’identità razziale. Ovvero la questione di quella cosa che insieme è e non è, che per alcuni versi è innegabile e per altri inesistente, che è la razza. La protagonista narrante è infatti la figlia di un nero (non nerissimo) e di una bianca wasp, ha un aspetto che le consente ad un certo punto di farsi passare per ebrea, mentre la sorella più grande ha pronunciati i caratteri fisici dell’afroamericana. Dalla sparizione inspiegabile del padre e della sorella, che fuggono in Brasile, mentre a sua volta la madre la coinvolge in una fuga senza fine, come se fosse ricercata dalla polizia, si sviluppa tutto l’intreccio. Ambientato tra i tardi anni Settanta e i primi Ottanta, potrà forse essere un testo sociologicamente interessante. Dal punto di vista strettamente letterario, una lettura godibile e niente di più.

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