De philosophia italica 4

Il terzo capitolo del libro di Vander è dedicato a Vincenzo Cuoco. La riflessione di Cuoco sul fallimento della rivoluzione francese è la riflessione di Gramsci sul fallimento della rivoluzione russa, scrive  Vander a p. 99. Modernizzazione dell’Italia e rivoluzione sono la stessa cosa, e l’eterno ritardo del nostro Paese è dovuto per il nostro autore alla rivoluzione passiva cui sono state condannate le masse popolari italiane. Una rivoluzione passiva che è un processo politico di lunga durata da cui sono state sistematicamente tenute fuori, con una costante privazione di autonomia e di potere politico. Lo sguardo di Vander, come abbiamo notato fin dall’inizio, è sempre proiettato sull’oggi, e non può sfuggire il significato di affermazioni come questa, in nota (ibidem): “Gli ‘antichi regimi’ di tutti i tempi avranno sempre dalla loro il popolo se i rivoluzionari non rinunceranno ad elitismo e intellettualismo, ricercando sistematicamente il consenso popolare”. Continua a leggere

De philosophia italica 2

Il secondo capitolo di De philosophia italica è dedicato a Vico. Secondo Vander, Vico con la sua opposizione a Cartesio non scivola affatto nell’irrazionalismo, ma …”non si limitava a rovesciare il paradigma cartesiano (cioè non metteva semplicemente la ragione al servizio del corpo), sosteneva invece che solo il loro ‘insieme ‘, teoria e prassi, ragione e passione, idee e corpo, costituisce il fondamento, la verità. Solo un pensiero incarnato (essenzialmente storico) può poi determinarsi nei più astratti concetti (della filosofia, della scienza, ecc.), cioè ‘è proprio per questo che penso’. Il pensare preso separatamente è una determinatio (che è dimidiatio, cioè astrazione) del fondamento dialettico (p.51). Continua a leggere