Cacce sottili nel giardino di casa: sui fiori di lavanda una piccola vespa (una dolichovespula di un qualche tipo, penso).
Il mio primo incontro ravvicinato con le vespe avvenne nel lontano 1964, in montagna nei boschi di Caviola. Cercavo formiche e coleotteri sollevando cortecce dei ceppi degli abeti tagliati, e incappai in un nido di vespe, che mi aggredirono immediatamente. Avevo i calzoncini corti (di velluto a coste) e mi presi dodici punture. I miei genitori al mio ritorno si dimostrarono stranamente terrorizzati, e ne rimasi stupito, perché io sentivo un gran dolore ma pensavo che mi sarebbe passato presto. Così venni a sapere che mio padre era violentemente allergico alla puntura delle vespe, e se punto anche solo da uno di questi insetti rischiava la morte per la reazione anafilattica, e tutte le volte che lo avevano punto era svenuto. Perciò i miei temevano che io potessi aver ereditato l’allergia, e quindi potessi morire da un momento all’altro (mio padre con dodici punture sarebbe morto). Invece non sono allergico al veleno delle vespe, delle formiche e delle tracine, e di altri insetti e creature come ragni e ragnetti che mi hanno punto. Sono bensì allergico a qualcosa: alle cozze e alle graminacee, e ad alcuni tipi umani.
Né l’episodio di Caviola ha ingenerato in me alcun odio o repulsione per le vespe, anzi: ne sono un ammiratore.
Purtroppo, ogni tanto devo ucciderne, quando mi fanno un nido sul muro di casa, ad esempio. Stasera dovrò usare l’arma chimica contro i calabroni che si sono insediati in casa mia. Non è possibile aprire una trattativa, purtroppo: la dichiarazione di guerra è già stata consegnata ai loro ambasciatori.
