Ce ne sono tanti sulla ghiaia del mio giardino. Nascono spontanei, piccoli e umili, ma… “io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”.
L’umile luppolo selvatico in Veneto viene chiamato al plurale bruscàndoli. Oggetto di raccolta a primavera, perché le cime si prestano alla cottura, e ci si ricavano ottimi risotti e frittate. Ma più che di raccolta si tratta di una vera e propria caccia. Come dei funghi, anche di questi vegetali bisogna individuare il luogo. Un conto è raccogliere frutti di cui già si sa dove sono e quanti sono, altro è andare alla ventura, senza sapere né il come né il quanto né il dove. E questa è la caccia, qualunque ne sia l’oggetto.
Un acaro dal bel colore, il simpatico Trombidium holosericeum. Mentre al parco assisto il mio figliolo autistico, che passa il tempo lanciando foglie e rametti nel fiumicello, il mio sguardo cerca micromondi. E vedo animaletti tra le rughe dei vecchi alberi. Lo chiamano ragnetto rosso, ma non ha nulla a che fare con l’omonimo fitofago, il Tetranychus urticae, che danneggia le piante. Questo ha un altro carattere, le sue larve sono vampire di aracnidi e insetti. Li lasciano vivi però, dopo aver succhiato il loro “sangue”.
Il bambù per me bambino significava canna da pesca. Come era pesante la canna di bambù che si usava negli anni Cinquanta, quando ero un piccolo pescatore che non riusciva mai a soddisfare la sua passione, perché suo padre a pesca si annoiava! Ora per me il bambù rappresenta un micromondo ostile, un invasore che a schiere compatte si fa strada nel giardino. Un micromondo dentro il quale non ci si può inoltrare, e dove c’è ben poco da osservare. Solo la sera si anima, e la crescente oscurità copre fruscii e svolazzi di misteriosi uccelli.
Dorme tra le rughe di un vecchio albero, tra le foglie di edera giovani, una coccinella septempunctata. Come moltissimi degli animali più belli, anche lei è una formidabile predatrice, tigre degli afidi, che divora in grande numero. Non so se sognano gli insetti: credo di no, ma forse mi sbaglio. Se sogna, questa coccinella, sulle cui elitre splende il riflesso del sole, sogna sicuramente il piacere delle sue cacce e dei suoi banchetti. Ed è un animale cosmico, perché i punti neri della livrea sono sette, come i pianeti. Così, in lei vedo il sole e i sette.
Rivoli, rivoletti, canaletti, fiumiciattoli. Vicino a casa mia c’è anche una Via delle acquette. Prima del dilagare del cemento in queste acque vivevano i gamberi di fiume. La gente libera i carassi, che riprendono la vita di un tempo, e dopo qualche generazione non saranno più rossi, avrannno ripreso la livrea originaria. In questo gruppetto che nuota pigramente nella fredda lenta corrente invernale c’è un diverso. Ma i carassi non fan caso al colore delle squame.
Il tronco di un grande albero si innalza ricoperto di muschio. Cerco invano qualche abitatore della microforesta. Ma quando sento la parola muschio nella mia mente si apre sempre una finestrella spazio-temporale, in cui il muschio non si espande in verticale, e sono con mio padre e mio fratello a Roncegno nel 1958, in un bosco sulla riva destra del Brenta. Latifoglie e gruppi di acacie. Tappeti di muschio. E sul muschio i miei primi gialli finferli dal dolce odore acidulo, e una lenta salamandra gialla e nera. Un mondo alieno per me veneziano.
Entrare in un micromondo implica abbandonare la percezione dell’intero cui si è abituati. Questo è un albero, contemplato nella dimensione che consente di vedere alcuni abitatori invernali della corteccia. Un gruppo di splendenti Horvathiolus passa qui, nei profondi corrugamenti, il suo inverno. Ogni volta che li vedo, mi ricordo della mia infanzia di microcacciatore e piccolo filosofo naturale, e di Roncegno e della Valsugana, l’Eden primordiale della mia memoria. Concentrare l’attenzione sui micromondi è una pratica che allarga la mente e aggiunge dimensioni nuove allo spirito.
L’ho lasciato quando avevo 15 anni, il Mondo Piccolo dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui mi sono dedicato anch’io alle mie cacce sottili, di coleotteri farfalle e animaletti vari. Ci ritorno passando attraverso questo luminoso portale. Un fiore di veronica persica, detta occhietto della Madonna, che si è aperto oggi, nella luminosa mattina di un 31 gennaio, nel giardinetto di casa mia.