Cavedani

Quello che l’occhio può cogliere con un po’ d’attenzione all’ombra  delle ninfee sagoma immobile, è un ciprinide onnivoro, che si adatta a tutti gli ambienti, è il cavedano. Lo si trova nei grandi laghi come nei fossi e nei ruscelli, nel Po come nei torrenti di montagna, negli stagni e nei laghetti dei parchi, come questo di un parco pubblico vicino a casa mia, a Treviso.

Quando da bambino andavo a pesca sullo Zero, un fiume piccolo ma ricco di pesci, e prendevo alborelle e triotti, sognavo sempre di allamare dei grossi cavedani, e non mi riusciva mai. C’era allora un vecchio pescatore che invidiavo perché li prendeva, usando come esca grilli e anche grosse cavallette verdi.
In questi ultimi anni mi capita ogni tanto di catturarne qualcuno mentre vado a caccia di trote con l’esca artificiale. Mangiano di tutto, infatti, anche pesciolini, chicchi d’uva, frutta varia, pane, vermi, e ogni cosa commestibile scenda la corrente.

Talpe

Un prato non è un prato se non ospita qualche talpa. Ricordo che da bambino, negli anni Cinquanta, instancabile lettore di tutto quel che trovavo sugli animali, avrei desiderato tanto vedere una talpa, anzi catturarne una. Avevo letto in un’enciclopedia per ragazzi che un tempo esistevano nelle campagne strani personaggi che della caccia alle talpe avevano fatto il loro mestiere, e che nel Settecento dalla fitta, nera e lucida pelliccia delle talpe si ricavavano sopracciglia finte per dame spelacchiate. Fosse vero o no quest’uso remoto, io ero molto affascinato dall’esistenza del mondo sotterraneo e irraggiungibile delle talpe. Ancora oggi i mucchietti di terra friabile e schiarita nel mezzo dei prati ridestano la mia simpatia per quelle scure e instancabili abitatrici del mondo senza sole.

Portale

Chissà cosa avrei immaginato da bambino trovandomi qui. Forse un portale conducente ad un regno segreto nel cuore della montagna. Avevo una fervida fantasia, e costruivo mondi immaginari, che condividevo però con fratello e amici. Mio figlio Guido, autistico, non ha un grammo di immaginazione, non ha mai fatto un gioco simbolico, non è mai stato in grado di capire che una macchinina giocattolo è una rappresentazione di un’automobile reale. La straordinaria ricchezza dei mondi fantastici gli è stata preclusa dalla condizione neurobiologica del suo cervello. Per lui non esistono siffatti portali. Simile a un pianoforte senza tasti, con cui è impossibile suonare non solo Beethoven, ma anche una canzoncina dell’asilo infantile.

Alberi

La via del bosco. Diventare pastore di alberi. Ricercare verdi dimore. Via dalla pazza folla.

Un boschetto di platani in Vallalta. Rara visione, di solito i platani li vediamo bestialmente potati, ridotti a miseri tronchi semispogli e deformi lungo le strade, in tristi file. Mai così, felici in branco, secondo natura. E basta salire sulla cima del colle, e guardare verso l’Adriatico. Vedrai la pianura veneta coperta di asfalto e cemento, i campi sempre più ristretti, i centri commerciali dilaganti, la maledizione dello sviluppo senza guida di ragione.

Idrometre

Hydrometra stagnorum.  Appartiene agli ordine degli eterotteri l’insetto che si vede spesso pattinare sulla superficie dell’acqua, degli stagni o dei fossi o delle pozze. Come questa d’acqua pura, anche se col fondo fangoso, in Vallalta (a poco più di 200 metri di altezza, nonostante il nome), nelle Prealpi trevigiane. L’ombra dei fusti degli alberi e le foglie verdi fanno da sipario ai ricami danzanti di decine di idrometre. Esse però non danzano, ma cercano senza sosta altri insetti di cui nutrirsi, vivi e morti.

Bombus

I fiori del basilico nel mio giardino sono molto attraenti per i bombi della specie bombus pascuorum. Li passano e ripassano instancabilmente. E mi riportano con la memoria ai miei primi incontri coi loro operosi confratelli, nei prati delle valli dolomitiche, durante le vacanze della mia infanzia.

Campanula

Concentratevi su di un fiore in un prato, come questa campanula. Guardatelo con attenzione, fissate il vostro sguardo su di esso. Non lo sentirete infine cantare? E una volta sperimentata questa bellezza, e bevuto a questo calice, non avvertirete il richiamo alla battaglia, per difendere il diritto di tutti gli esseri umani alla bellezza? Perché non c’è solo il pane,  e solo il circo e il lupanare. Questa campanula ha un valore politico. E forse anche militare.