Nel suo La vita oggi, che sto leggendo da giorni con la mia lettura lenta, Anthony Trollope ci presenta la figura di Augustus Melmotte, un potente finanziere che domina la borsa di Londra negli anni Settanta dell’Ottocento, essendo riuscito a costruirsi un impero sul nulla. Melmotte ad un certo punto decide di passare dalla finanza alla politica, come candidato del partito conservatore, e nel far questo l’elemento più importante, in cui si gioca la partita, è quello mediatico (allora rappresentato solo dalla stampa). E il suo avversario principale, che entra anche lui nell’arena politica, candidato dei progressisti, è un direttore di giornale. Potenza anticipatrice del romanzo! Trollope individua anche i caratteri sacrificali degli eventi:
Tutte queste lodi erano naturalmente un boccone amaro per coloro che si trovavano chiamati dalle esigenze del loro incarico politico ad opporsi a Mr Melmotte. Si può indebolire un semidio soltanto facendolo passare per un semidemonio. Queste persone, i liberali più importanti della più importante circoscrizione d’Inghilterra (così si definivano da sé) si sarebbero forse interessate ben poco ai precedenti di Melmotte se non fosse stato un loro preciso dovere combatterlo in quanto conservatore. Se il grand’uomo avesse scoperto all’ultimo minuto che le sue idee politiche sulla Gran Bretagna erano sempre state intinsecamente liberali, i suoi detrattori sarebbero subito entrati a far parte del suo comitato elettorale. Il loro scopo era garantire la conquista del seggio. E mentre i sostenitori di Melmotte iniziarono la battaglia con un tentativo che i liberali definivano «d’assalto», vale a dire il tentativo di conquistare d’impeto la circoscrizione con una incontrovertibile affermazione delle virtù del loro candidato, l’altro partito fu indotto ad assumere informazioni sui precedenti di Mr Melmotte. Si infiammarono ben presto d’ardore in questo loro compito e divennero non meno chiassosi nel denunciare il Satana della speculazione di quanto erano stati i conservatori nell’esaltare il dio dei commerci. (p. 522)