Napolitano e il consumismo

Nel suo citatissimo intevento dell’8 maggio, Napolitano ha detto: “Ma credo che per raggiungere una parità sostanziale sia necessario incidere essenzialmente sulla cultura diffusa: sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi, su un’immagine consumistica che la riduce da soggetto ad oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto. Per favorire il cammino verso una parità sostanziale, molto devono fare la scuola e i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono, e una rilevante responsabilità cade su quanti hanno ruoli preminenti in tutti gli ambiti e le professioni ; alle donne in particolare, tocca offrire validi modelli di comportamento. Non solo a quante hanno particolari funzioni e visibilità, ma a tutte le donne spetta, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione”.

Sorgono domande. Qual è la cultura diffusa? Non è quella del politicamente corretto? I comportamenti aggressivi (del solo maschio?) sono alimentati davvero dalla cultura consumistica? La scuola non è quasi totalmente femminilizzata? I media non sono pieni di giornaliste e di conduttrici?

Io penso che la cultura consumistica sia cresciuta in parallelo con l’emancipazione femminile, e che esse siano interdipendenti, e che i luoghi in cui quella cultura non è approdata (come l’Afghanistan) siano anche quelli in cui l’oppressione delle donne è maggiore. Mi sbaglio? Non credo.

 

10 pensieri su “Napolitano e il consumismo

  1. No. Non sbaglia .Ma come lo dice lei è piu’ complicato .
    Napolitano ha bisogno di mettere tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra, senza commistioni che fanno venir mal di testa

  2. Beh, allora siamo “nel migliore dei mondi possibili”?
    Mi sembra davvero scorretta una simile deduzione, che sottende ad una tendenza negazionista. Il problema degli stereotipi femminili ora in auge esiste e non si limita alle eventuali – e forse non da tutti avvertite- implicazioni etiche.
    Il discorso è così ampio da far girare la testa, ma mi limito ad osservare che se l’ emancipazione femminile dei paesi occidentali -che tu vuoi interconnessa con il mondo consumistico (siamo ormai solo homo e foemina aeconomicus?) consiste, in sintesi, nel riconoscimento dei diritti elementari dell’ essere umano (che alle donne afgane, invece, NON sono riconosciuti) e nella facoltà di consumare sempre più, è un’ emancipazione illusoria e pilotata dal solito grande fratello.

    Credo che Napolitano intendesse anche questo.
    Poi, quando saremo tutti e tutte così intellettualmente emancipati da non farci scalfire ed influenzare dai modelli ributtanti ed offensivi che più o meno velatamente il sistema ci propina con i suoi mezzi di comunicazione di massa, allora saremo anche più vicini alla realizzazione delle pari oppurtunità.

  3. A me sembra, Morena, che tu non colga affatto la problematicità delle mie affermazioni, e nemmeno la dialettica (altro che negazionismo) che vi è sottesa.
    L’emancipazione, così come si è realizzata nel mondo, e non solo in Occidente, si è sviluppata anche grazie alla disponibilità di energia (quella che muove le macchine della produzione industriale, e ha fornito alle donne le lavatrici, ecc. ecc.). Questa emancipazione ha come presupposto fondamentale la civiltà industriale. Che tende inevitabilmente a disporsi come consumismo (vedi quel che sta accadendo in Cina). Qui sta anche la verità del materialismo storico, che è una verità parziale, nella mia visione, ma pur sempre una verità, che il buon Napolitano sembra aver – come dire? – obliato.

  4. Caro Fabio, io sono pienamente d’accordo con Napolitano ed in parte con te quando dici che la civiltà industriale porta sicuramente al consumismo, ma la verità sulla emancipazione della donna di oggi è effimera e non consiste nel possedere la lavastoviglie o altri beni di consumo. Per conoscere veramente la condizione della donna bisogna considerarla nell’ambito domestico, dove è un luogo comune che la donna comanda, in effetti le decisioni importanti sono sempre prese dall’uomo, salvo che non sia una coppia molto intelligente abituata a dialogare (pochissime eccezioni credo!Basta guardare la cronaca nera). Fortunatamente è intervenuta la legge sul diritto di famiglia altrimenti le donne stavano ancora accanto ai fornelli per fare arricchire il marito senza avere alcun riconoscimento legale ed economico. Nella società poi la donna viene sempre considerata meno importante dell’uomo ed è vero che nella scuola c’è una maggioranza di donne, ma non tutte sono coscienti dell’importanza del proprio ruolo rispetto al maschio. Sono inoltre d’accordissimo con Napolitano che deve essere proprio la donna a farsi rispettare e deve mettercela tutta perchè non è facile! Fatevelo dire da una donna!

  5. Vorrà pur dire qualcosa se i piu’ grandi ostacoli all’espansione del modello consumista nel mondo sono le società patriarcali come l’Afghanistan .
    Non certo le società ( Stati Uniti, Gran Bretagna , Svezia ) in cui le donne votano , governano , parlano in televisione , hanno il monopolio dell’istruzione .
    Solo mancanza di coscienza o qualcosa d’altro ?

  6. Qualcosa d’altro. Aggiungo che è un errore l’idea che il consumismo con la sua oggettificazione della donna “propizi comportamenti aggressivi” ecc. Il consumismo nei rapporti erotici implica invece un continuo scambio, un “alleggerimento” dei rapporti stessi, la facile scambiabilità dei partner, la perdita di significato del rapporto sessuale, e quindi non incentiva affatto la violenza sulle donne, che non a caso è più diffusa nelle comunità arcaiche, agricole e pastorali. La violenza sule donne non è consumistica, è sacrificale.

    1. La violenza sulle donne è data da vari fattori: 1) da una maggiore disinibizione rispetto al sesso di alcuni fa quando questo argomento era tabù. 2) Da un imbarbarimento dell’uomo frustrato che in questo modo vuole riaffermare il proprio ruolo di supremazia sociale. 3) Da un permissivismo oramai accreditato della giustizia che non è più Giustizia, secondo me, ma è soltanto politicismo ed opportunismo settoriale. Potrei continuare ancora ma voglio ribadire che anche le donne hanno le loro colpe perchè permettono di essere trattate come oggetto e rinnegano la loro dignità.

  7. Di conseguenza Signora Fiore . Nella società tradizionale non esiste violenza sulla donna .
    Non c’era disinibizione . Non c’era uomo frustrato . Non c’era permissivismo.
    E noi che stiamo rovesciando tonnellate di bombe sugli Afghani per portarli sulla retta via ….

    1. La violenza sulle donne risale alla notte dei tempi, perchè di essa è sempre stato considerato soltanto l’aspetto sessuale, fino al matriarcato che ha rivalutato la figura femminile. Però allora quando accadevano i casi di violenza, venivano condannati aspramente dalla comunità per il ruolo che assumeva la donna con la maternità. Ora però, nonostante la violenza sia perseguibile penalmente (finalmente dico io!), si assiste ad un imbarbarimento del rapporto uomo-donna e l’aspetto sessuale ha preso il sopravvento sugli altri valori. E’ probabile che i mass media abbiano una parte di colpa perchè ci portano in casa tutti gli avvenimenti di cronaca. L’ironia sugli Afgani credo sia fuori luogo, perchè il mio discorso si riferisce alla società italiana, in quanto di questa parliamo visto che siamo partiti dal discorso del Presidente della Repubblica.

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