Pisapia

Ed ecco che il candidato della Sinistra per la carica di sindaco di Milano sarà, grazie alle primarie, Giuliano Pisapia. Giurista di vaglia, uomo senza macchie, comunista.



 Il problema è ora esattamente questo: alle primarie vanno i convinti, e nel popolo della sinistra i convinti sono i credenti, i nostalgici, gli illusi, e i destinati a sicura sconfitta. Ora Pisapia a Milano, domani Vendola in Italia. La Sinistra estrema, dai tempi di Livorno, è la dannazione dell’Italia, è la condanna ad avere sempre governi sostanzialmente di centro-destra, a non avere mai una prospettiva social-democratica o simil-social-democratica. Insomma, la condanna a non essere Europei. Il fallimento del PD non potrebbe trovare un sigillo migliore. Se fossi di destra, farei circolare presso l’elettorato la faccia sorridente di Pisapia vicino alla falce e martello. Ma in fondo la stolida e anziana dirigenza del PD ha quel che si merita.

3 pensieri su “Pisapia

  1. L’avvocato Pisapia può apparire un pericoloso comunista solo a chi scambia l’apparenza con la sostanza. In realtà, Pisapia è stato a Milano, esattamente come Vendola in Puglia, la cartina di tornasole dell’inconsistenza del Pd, ossia dell’inconsistenza politica, culturale e ideale di una ‘coalizione’ che pretende di essere un ‘partito’. Il Pd è infatti la superfetazione di un lungo processo di socialdemocratizzazione e, successivamente, di ‘liberaldemocratizzazione’ iniziato ben prima del 1992 (di fatto, già con Berlinguer) e giunto infine a un approdo squisitamente borghese e neocentrista. Esso è anche il frutto della incapacità, ampiamente dimostrata dal gruppo dirigente del Pci, di elaborare una strategia realmente alternativa alla società capitalistica e ai suoi valori. Dissoltosi progressivamente il ‘legame di ferro’ con l’Urss, era emersa alla luce del sole, già nel corso degli anni ’80, la natura profonda, di cui la strategia della ‘via italiana al socialismo’ elaborata da Togliatti era stata l’espressione idealmente e politicamente più nobile, di un partito parlamentarista, riformista e socialdemocratico, che non durò particolare fatica a liquidare, con il concorso di una maggioranza di due terzi fra i suoi iscritti, quanto (assai poco) rimaneva del marxismo e del comunismo all’interno di un mero involucro formale, che celava la duplice subordinazione agli interessi corporativi e neogiolittiani della Lega delle cooperative e alla politica economica del capitalismo di Stato. Gramsci avvertiva che i partiti sono nomenclatura delle classi, rappresentano cioè dei gruppi ristretti che esprimono interessi e volontà di ben precisi settori sociali. Non era difficile, quindi, prevedere quali interessi e quali volontà avrebbero trovato la loro espressione politica in un partito che ha fatto del ripudio del socialismo l’asse della sua identità e del suo programma, assumendo, con un cinismo che sorprende e con una rozzezza che offende, in economia i princìpi del libero mercato, della concorrenza, della privatizzazione, della liberalizzazione, della mobilità, della flessibilità e della precarietà, nonché, nelle istituzioni, il sistema maggioritario, il bipolarismo e la riforma del titolo V della Costituzione. L’unione dei Ds con la Margherita, ossia con gli ex democristiani, ha costituito pertanto l’esito di un processo carsico di riaggregazione che da tempo vedeva impegnati i ‘poteri forti’ (ossia i centri del capitale finanziario e industriale) nello sforzo di dare vita e base sociale ad un partito neoborghese, moderato e centrista, che potesse svolgere, sia nel campo della politica interna che in quello della politica estera, un ruolo più organico e più dinamico, nel senso di più rispondente agli interessi di quei poteri, garantendo nel contempo, sul modello della ‘Grande Coalizione’ tedesca e meglio di quanto non sapesse e non sappia fare, nella stessa direzione, un ‘outsider’ come Berlusconi, la subordinazione al capitalismo e la passività ideologica delle masse lavoratrici e delle nuove generazioni. Sennonché l’appoggio e l’accompagnamento passo passo, che i due maggiori quotidiani delle classi dominanti del nostro paese, il “Corriere” e la “Repubblica”, hanno assicurato e assicurano al Pd, al di là di talune divergenze tattiche, non si sono rivelati sufficienti a fermare la deriva di tipo ‘somalo’ che, sconfitta dopo sconfitta, lo sta portando alla progressiva disgregazione.

  2. Siccome innumerevoli elettori dell’Italia borghese e moderata ecc. scambiano facilmente l’apparenza con la realtà, ecco che la Sinistra che andrà alle elezioni con Pisapia e Vendola sarà sconfitta. La Sua analisi, che in parte condivido, mi conferma nella mia idea del disastroso effetto che ha avuto sullo sviluppo dell’Italia la presenza di un PCI occupante il luogo che nei Paesi più progrediti avevano i socialdemocratici. Caduto il comunismo, è rimasta una borghesia radicaleggiante vagamente di sinistra e qualche frangia nostalgica del passato, comunista-romantica. Non vedo altro.

  3. Condivido solo parzialmente l’analisi intelligente di Eros. Nel senso che è parziale. La degenerazione della sinistra è l’effetto dell’impossibilità oggettiva a mantenersi di sinistra: sono i fatti che costringono i ceti dirigenti della sinistra a muoversi verso un non so dove destrutturato e totalmente estraneo alle ragioni storico-ideali e filosofiche (anche, se non soprattutto) delle origini. In questo momento la sinistra è il sostegno ideologico più efficace all’attuale forma assunta dal capitale. Sia per quanto riguarda il mercato del lavoro: la sinistra attuale sostiene l’ideologia della società multietnica che garantisce la pressione costante di quell’esercito industriale di riserva che è il vero regolatore del costo della forza lavoro a vantaggio del capitale (la primissima inchiesta sull’immigrazione è del 1982 ed è firmata dalla fondazione Agnelli). Sia per le politiche demografiche e le biopolitiche, inizio e fine vita, dove si mescolano elementi schiettamente malthusiani a considerazioni di opportunità contabile: sostenere il diritto di decidere la fine della propria vita presuppone una diffusa percezione dell’anzianità e della disabilità come peso sociale, come remora alla felicità dei più e quindi a una separazione ancora più profonda della divisione in classi tra chi merita la vita (il produttore consumatore) e chi non la merita perché ridotto a mero costo assistenziale. Questo espresso moto grossolanamente è ciò che penso della degenerazione della sinistra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...