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Ho scritto diffusamente sull’ultimo saggio di Vito Mancuso qui. Disputa su Dio e dintorni (Mondadori 2009), un libro scritto con Corrado Augias, non presenta sviluppi significativi delle idee di Mancuso, e si offre come un cortese, anche se a volte serrato, confronto, evidentemente costituito da scritti che i due autori si sono scambiati via mail. Parlo delle idee di Mancuso, perché sono le uniche a presentare ai miei occhi motivo di interesse, dato che quelle di Augias, che peraltro non è filosofo ma giornalista e divulgatore, si riducono al solito repertorio corrente degli scientisti e dei laici. Il che non significa affatto che io non condivida talune delle critiche mosse da Augias alla religione e alla Chiesa, ma che le trovo prive di fondamento autocritico, non sufficientemente rigorose. Ad esempio, per tutte le sue pagine, Augias sostiene che la funzione della religione sia consolatoria, quindi mirante a pacificare le anime, e quindi che i religiosi siano interiormente tranquilli a differenza dei laici inquieti; ma nello stesso tempo ripete che la religione esercita la sua funzione di dominio terrorizzando gli umani con l’idea dell’inferno e della dannazione. Augias non si accorge nemmeno del problema che qui gli si porrebbe. Che la religione non soltanto non abbia affatto questa funzione pacificatrice, quella di un prolungamento dell’infanzia che chiede di essere rassicurata, è evidente a chiunque conosca davvero la storia delle religioni. Rassicuranti gli Inferi antichi, con gli umani ridotti ad ombre, o lo Sheol ebraico, o la “Terra senza ritorno” sumerica?

Vito Mancuso conferma qui le sue idee fondamentali: sostanziale uguaglianza delle religioni, bene come giustizia quale valore supremo, principio ordinatore impersonale del mondo, universo governato da questo principio, materia come generatrice dello spirito, trascurabile importanza della storia di fronte alla cosmologia, della redenzione rispetto alla creazione, identificazione di essere ed energia, ottimismo nella visione del mondo. Mancuso dice di essere cattolico, di andare alla messa e accostarsi ai sacramenti. Tuttavia io pongo qui la questione: che cosa è necessario per potersi definire cattolici? Lo dico anche per me, che dubito di esserlo pienamente, e anche che si possa esserlo solo parzialmente, e forse che si possa esserlo.