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Nel Dilemma dell’onnivoro si trovano dei passi in cui la problematica del cibo viene condensata in sintesi efficacissime. Come le due seguenti. Nella prima si dice della scomparsa della natura produttrice (ad esempio di un manzo vivo e vegeto) dalla coscienza del consumatore; nella seconda della onnipresenza del mais nella dieta dello stesso consumatore contemporaneo.
Forse è questa la vera specialità dell’industria alimentare: rendere oscure le vicende che stanno dietro ai suoi prodotti, lavorandoli in modo tale da farli sembrare esiti della cultura e non della natura. (p. 129)
Ai nostri occhi onnivori, un pasto di notevole varietà; agli occhi di uno spettrografo di massa, la razione alimentare di una creatura molto più specializzata. Proprio così: il consumatore di cibi confezionati è diventato come un koala, e il mais è il suo eucalipto. (p.131)