![]()
Anch’io non sapevo nulla di Fritz Haber. Benché abbia ricevuto il Nobel per la chimica “per la sintesi dell’ammoniaca dai suoi elementi”, inventando un processo che permise la realizzazione dei fertilizzanti chimici senza i quali non si sarebbe avuta l’immensa crescita della produzione agricola mondiale realizzatasi nel Novecento, nessuno lo nomina mai.
Per questo sono molto interessanti le pagine de Il dilemma dell’onnivoro in cui se ne parla.
Ma chi era Fritz Haber? Nessuno (me compreso) sembra conoscere questo signore, nonostante abbia ricevuto il Nobel nel 1920 per « avere migliorato gli standard dell’agricoltura e aumentato il benessere dell’umanità». La sua scarsa notorietà ha a che fare non tanto con il suo lavoro, quanto con certi lati sgradevoli della sua biografia, che porta echi dell’ambiguo rapporto tra industria bellica e agricoltura moderna. Haber si gettò anima e corpo nella prima guerra mondiale, e con la sua abilità di chimico tenne vive le speranze di vittoria tedesche. Quando la Gran Bretagna bloccò i rifornimenti di nitrati dalle miniere del Cile (i nitrati sono essenziali per fabbricare gli esplosivi), il metodo Haber permise di continuare la produzione di bombe grazie ai composti azotati di sintesi. Quando la guerra si incagliò nelle trincee del fronte francese, il nostro mise il suo genio al servizio della produzione di gas tossici, come ammoniaca e cloro (in seguito fu anche l’ideatore dello Zyklon-B, il gas utilizzato nei campi di concentramento nazisti). A quel che scrive Smil, il 2 2 aprile 1915 Haber era al fronte, e comandava il primo attacco con i gas della storia. Il suo ritorno trionfale a Berlino ebbe una coda amara: pochi giorni dopo, sua moglie, anche lei chimica, disgustata dal ruolo del marito nella guerra si sparò con la sua pistola di ordinanza. Haber si era convertito al cristianesimo, ma a causa delle sue origini ebraiche fu costretto a lasciare la Germania negli anni Trenta; morì, senza un soldo, in un albergo di Basilea nel 1934. Forse perché la storia è sempre scritta dai vincitori, il nome di Frítz Haber è praticamente sparito dalla scienza del ventesimo secolo. Non c’è neppure una targa che ricordi il luogo dove avvenne la sua celebre scoperta, all’Università di Karlsruhe.
Le vicende del chimico tedesco sono emblematiche dei paradossi della scienza, dell’arma a doppio taglio rappresentata dal controllo della natura, del bene e del male che possono scaturire da un individuo e dalle sue conoscenze. Haber ha donato al mondo una fonte vitale di fertilità e una terribile arma: come sottolinea il suo biografo, furono « la stessa scienza e lo stesso uomo » a fare entrambe le cose. Eppure questa contrapposizione tra il benefattore dell’agricoltura e il chimico guerrafondaio è un po’ troppo semplicistica, perché anche l’opera «benefica» di Haber ha rivelato indubbiamente non pochi lati negativi.
(pp. 55 – 56)