“Tornano i voti”. “Torna il voto in condotta”. “Torna il maestro unico”. Per un conservatore-reazionario come me questi strilli dei giornali e delle televisioni dovrebbero essere dolce musica, ma non è così. E’ musica, ma nel senso di una musica sgangherata, un abominevole rap che ben conosco. L’unico filo rosso che unisce i continui cambiamenti (reali o immaginari) che la classe politica ha inflitto alla scuola negli ultimi vent’anni è il criterio del risparmio. Certamente oggi si pensa che maestro unico significhi meno maestri, meno materie significhi meno insegnanti, e così via. L’unico risparmio che sanno immaginare. I provvedimenti dei Governi piovono sulla scuola senza che essa abbia alcuna parte nel gioco.
E chi sente dire che torna il voto in condotta ovviamente non capisce: era forse scomparso? Quando? E come tornerà? La pseudoinformazione regna sovrana. Sento alla radio che verrà immessa la materia “educazione alla salute”. Fisica o mentale? Al posto di quale altra?
Gran baccano sugli insegnanti meridionali. Nessuna considerazione seria circa il fatto che il sesso maschile tra i docenti si sta estinguendo. Avremo tra qualche anno una classe docente femminile e di origine meridionale. L’autonomia degli istituti (trasformati in fondazioni, una follia) al Sud si tradurrà ancor più che al Nord in clientelismo, localismo forsennato, disastro culturale assoluto. Quello che unificava la scuola italiana e costituiva il massimo incentivo e la forma di controllo migliore, l’esame di maturità con commissioni esterne dalle Alpi alla Sicilia, quello no non tornerà, né domani né mai. Costa.

Non dico altro che “Nostra colpa” sui voti di condotta. Non siamo ipocriti: quante volte si è abbonato ai nostri “bulli” per salvare classi e posti di lavoro? I bulli erano promossi come i ragazzi morigerati, ed anzi si convalidava il loro comportamento. L’8 in condotta d’un dislessico è minore di un 9 di un normodotato? Queste ed altre considerazioni dovremmo fare. Bocceremo più studenti a giugno? No! E’ Pia illusione. Continueranno le violenze a scuola, tanti nostri ragazzi fragili saranno considerati “froci” perché educatissimi e rispettosi, altri “gli accannati” saranno i veri idoli di “professori” e “compagni di classe”. Il demerito sarà innalzato all’ara patria. In fondo il Discorso sugli italiani di Leopardi, vecchio di due secoli è sempre attuale. Siamo venuti su bene con il Maestro/a unico, e con solo 4 ore di scuola elementare e magari due di doposcuola, invece d’un tempo lungo in cui c’è stanchezza psichica dei nostri ragazzi, che poi sono disabituati ai compiti a casa. E per forza, arrivati al liceo o all’Iti o a Ragionaeria, se hanno 10 pp di Storia non studiano, e se debbono farsi 2 Capitoli di letteratura faticano, se debbono tradurre Greco/Latino s’affidano a Internet: disabitudine. Che la Scuola Pubblica Italiana è allo sfacelo è perché molti dei nostri colleghi l’hanno fatta implodere, mi rammarica scrivere questo, perché nella scuola ci credo, come non crederci se per anni ci si alza alle 4 di notte per esser a scuola alle 8? E’ ovvio che lo si fa perché ci si crede, non perché si prende uno stipendio di appena mille euro…
Grazie d’avermi ospitato