Nel capitolo di The Scenic Imagination che Eric Gans dedica all’immaginazione scenica in Kant, c’è questo bel passo sul sublime.
Diversamente dal bello, che è inerente ad un oggetto la cui adeguatezza formale alla nostra facoltà cognitiva s’incarna in un giudizio universale di gusto, il sublime è un’attitudine soggettiva non inerente all’oggetto (naturale) che la ispira. (…) L’esperienza del sublime riflette il rigetto giudeo-cristiano degli idoli che non possono incarnare il sacro ma al più suggerirlo proprio per la loro distanza ontologica da esso. L’oggetto che provoca l’esperienza del sublime non è un'”immagine scolpita” ma qualcosa che resiste all’essere sperimentato come segno, e proprio per questa ragione viene sperimentato come un segno dei limiti della significazione. (p. 92)