Ugual misura

Scrive Karl Marx nella Critica del Programma di Gotha (1875, Feltrinelli 1970, p. 17): “Gli individui disuguali (e non sarebbero individui diversi se non fossero disuguali) sono misurabili con uguale misura solo in quanto vengono sottomessi a un ugual punto di vista, in quanto vengono considerati soltanto secondo un lato determinato: per esempio, in questo caso, soltanto come operai, e si vede in loro soltanto questo, prescindendo da ogni altra cosa”.

Qui mi pare contenuta tutta la critica delle società del comunismo reale, dell’economia capitalistica avanzata, dello Stato contemporaneo, e dell’apparente pluralismo culturale delle società tecnotroniche. Ma in che modo è pensabile, se non nell’utopia del meramente pensabile, una società in cui non si misuri con ugual misura?