La Repubblica italiana si fonda sul gioco. Lo promuove in tutti i modi, educa ad esso i cittadini fin dalla più tenera età. «Gioca il giusto» sussurra lo Stato con voce che persuade. Cioè moltissimo, e sarai felice. Il mondo immaginale delle belle donne giocatrici e croupier che infestano i media è l’altro versante del mondo reale delle vecchiette che spendono la pensione in gratta e vinci.
Repubblica
L’Espresso e il sesso
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Penso che le copertine dell’Espresso (massimamente quelle estive) abbiano per decenni veicolato un’immagine del sesso e della donna che non è affatto alternativa a quella che erroneamente viene definita berlusconiana. Mi risulta che Repubblica appartenga allo stesso gruppo editoriale (di De Benedetti). L’antitesi tra Repubblica e Giornale è estremamente superficiale, non è affatto uno scontro di culture né di visioni del rapporto uomo-donna. In verità, se alla donna viene proposto ovunque e costantemente come valore supremo (spendibile) il sex-appeal, e questo appare fonte di prestigio sociale, di autoaffermazione e di successo nella vita, come è ovunque nelle società videocentriche, e finché il misuratore universale del successo sarà il denaro, questa relazione tra denaro e sex-appeal rappresentato da Ruby e dalle papi-girls è destinato a permanere. Se l’unica qualità fondamentale richiesta ad una donna per avere successo in TV è quella di essere desiderabile, e questa qualità si traduce in denaro, è assolutamente necessario che questo modello sia vincente. Repubblica è forse in grado di proporne uno davvero differente? La cultura radical-borghese che disprezza le notti di Arcore ha in testa figure femminili esemplari diverse da quella della manager o della puttana?
