Poiché in Italia nulla è permanente, ed anche nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, dico che è bello contemplare il divenire di Gianfranco Fini. Che fu fascista ed ora è democratico, e sfiora e accarezza la cultura radicale della borghesia illuminata. Egli porta con schiena dritta il peso delle grandi mutazioni che ha attraversato. Quello che non ha perduto e non perderà mai è la brama di comando, e il culto della personalità. Nel Paese del melodramma, lo scontro oggi è tra narcisismi politici, che coprono come un velo iridescente il conflitto degli interessi socioeconomici. Continua a leggere