Formica lugubris 2

Sulla superficie dell’acervo, l’attività è frenetica. E c’è un continuo arrivo di cacciatrici, che con le mandibole trascinano ogni sorta di invertebrati: qualsiasi insetto, bruco o verme può essere cibo per le formiche dei boschi, che sono carnivore. Il comportamento degli animali sociali (dagli insetti agli uccelli ai mammiferi) mi affascinava negli anni della mia fanciullezza e mi affascina ancora, per la relazione tra il singolo e l’insieme. Il valore dell’individuo, la sua possibilità di differenziarsi dal branco per qualche carattere solo suo, tra gli insetti sociali è pari a zero, mentre la sua disposizione al sacrificio nell’interesse della collettività è massimo. Sono animali totalitari.  La formica lugubris, poi, non tollera altre specie di formiche entro il suo territorio, e le stermina tutte, anche quelle vegetariane, che non rappresentano alcuna forma di concorrenza. Non va per il sottile, non accetta di convivere con gli altri. Ma è natura questa, non cultura.

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Formica lugubris 1

Per tutti gli anni Sessanta, a Venezia, ho avuto a disposizione poche specie di formiche, e in fondo non troppo interessanti: tetramorium caespitum, pheidole pallidula, lasius mixtus. Ma durante le vacanze estive in montagna tutto cambiava, e la mia attenzione era quasi interamente riservata alla formica sanguinea e alla formica lugubris: due specie guerriere, numerose e potenti. Qualche giorno fa, sulle Prealpi trevigiane, ai margini del bosco mi sono imbattuto in alcuni acervi di formica lugubris, e mi sono ricordato di quei tempi lontani, quando introducevo il braccio nudo nel gran mucchio di aghi di pino, e lo ritraevo coperto di piccole guerriere inferocite e odoroso di acido formico. Odore familiare, intermittenza del cuore.