Solo

Un eccellente romanzo globale è Solo di Rana Dasgupta (Solo, 2009, trad. it. di S. Rota Sperti, Feltrinelli 2011). Veramente globale, anzitutto per la vita dell’autore. Nato a Canterbury da famiglia indiana, studia Letteratura francese ad Oxford, pianoforte ad Aix-en-Provence, Communication Arts nel Wisconsin. Lavora poi a Londra, quindi a Kuala Lumpur, quindi a New York. Adesso vive a Delhi. E Solo narra la vita di un bulgaro dal nome tedesco ed evocativo di Ulrich, mentre nella seconda parte, onirica, molti fatti avvengono a Tbilisi in Georgia.

Solo

Il romanzo è diviso in due parti, di cui la prima è secondo me assai meglio riuscita. In essa il vecchio cieco quasi centenario Ulrich, che vive una condizione di abbandono ed estrema solitudine, tra i più angoscianti mai rappresentati in letteratura, rivive nella mente parti della sua vita fallimentare di bambino portato alla musica che ripiega sulla chimica, per finire funzionario di una fabbrica nel più sovietizzato di tutti gli Stati dell’Est Europa. Vita grigissima di uomo che ha tradito le sue qualità, se mai le ha avute. La seconda parte del romanzo mette in scena le vite di personaggi che sono i figli mai avuti dal protagonista, ma qui forse la narrazione non è soddisfacente, almeno per me. Da un lato vi è quasi un eccesso di realismo, che mal si confà a qualcosa che avviene solo nella mente di un uomo, dall’altro il lettore si trova spiazzato. Infatti si può anche giocare sull’incertezza circa i piani di realtà, ma occorre una chiave condivisa, che qui manca. Rimane comunque, pur nel fallimento della seconda metà, un’opera audace, e un grande romanzo da leggere.

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