Anno del Signore 2011. Ascolto Prima pagina alla radio. Un ascoltatore di Cosenza, elettore del PD, racconta una sua desolante esperienza. Si reca alla sede del partito per farsi dare una copia dello statuto. Si immagina che, dato il momento che sta attraversando l’Italia e dati i gravissimi problemi della Calabria, nelle stanze del partito sia tutto un fervere di riunioni. Si aspetta comunque di trovarvi parecchia gente. Nessuno. Solo una segretaria, che dell’esistenza di uno statuto del partito non sa nulla, e comunque non ne ha una copia da dare ad un elettore. Questi rimane del tutto sconcertato e si chiede come l’opposizione si stia preparando all’agognato dopo-Berlusconi. E a me viene in mente un’esperienza personale. Anno del Signore 1972. Ho 21 anni, e ho deciso di iscrivermi al Partito Socialista Italiano. Penso che la cosa sia semplice: adesso telefono alla sezione più vicina, mi faccio dire l’orario di apertura, e poi vado a tesserarmi. Dopo innumerevoli tentativi (il telefono squilla ma nessuno risponde, per giorni) mi risponde il segretario della sezione. Rimane allibito alla mia richiesta. Mi dice che bisogna essere presentati da qualcuno, e che comunque la sezione è chiusa quasi sempre, si apre in rare occasioni. Aggiunge che di solito le riunioni le fanno all’osteria. Poi scopro che trattasi di sezione demartiniana, che le sezioni sono divise per corrente, che a Venezia c’è una feroce lotta in corso tra demartiniani e lombardiani, e che c’è diffidenza nell’accogliere gli sconosciuti, senza sapere a quale corrente si affilieranno. Mi sa che nei partiti non sia cambiato molto, probabilmente mantengono alcuni aspetti tipici delle cosche.
partiti
Nomina non tenemus
Si chiamava Forza Italia, poi è diventato Partito della Libertà o PDL, che molti, non so perché, volgono al femminile, come Casini che dice la PDL. Ora deve cambiare nome di nuovo, per le note vicende con Fini, il quale a sua volta dovrà trovare un nome per il partito che fonderà. “Io voto futurista” suona bizzarro, ma in realtà qui i nomi sono impazziti, cambiano continuamente, con lo stesso fervore vulcanico con cui sprizzano dal sottosuolo i Calearo e gli Scilipoti. L’inconsistenza, l’impermanenza sembrano la cifra politica dell’oggi. Quanti partiti, movimenti, soggetti politici, ammucchiate, schiere, branchi e greggi abbiamo già visto negli ultimi 15 anni e dovremo vedere nei prossimi… La persistenza delle stesse facce cardinali però, i volti stabilmente presenti attorno cui ruotano le miriadi di personaggi secondari che sorgono dal nulla e vi risprofondano, quella persistenza dice che la fluidità del sistema politico è solo apparente. Possono sorgere sempre di nuovo Partiti dell’Amore, Poli della Nazione, e tutto ciò che i pubblicitari e i sondaggisti forniscono a Berlusconi & Soci, ma i poteri e i potenti reali sono sempre gli stessi, immutati (o quasi).

