Vittime e differenze

La cultura occcidentale contemporanea è profondamente segnata dal vittimismo. Tutti concepiscono se stessi come vittime attuali o potenziali, o si atteggiano a vittime. Anche i potenti lo fanno, e Berlusconi ne è stato l’esempio più chiaro. Come se la vittoria, il riconoscimento e l’onore dovessero spettare a chi presenta più marcati i caratteri della vittima. Perché vi siano vittime occorre però che vi siano persecutori, ed ecco che chi rivendica per sé il ruolo della vittima deve additare i suoi persecutori. Avviene continuamente, e avviene così che Grillo si presenti urlando furiosamente come vittima di Bersani, e Bersani di contro urli minaccioso che Grillo è lui il fascista vittimizzatore. Osservo che questo dilagare del vittimismo in Occidente coincide con un progressivo annientamento delle differenze. Nella coscienza collettiva occidentale ogni differenza è ormai vista come attuale o potenziale ingiustizia, e chi introduce differenze o sostiene le ragioni della differenza viene avvertito come persecutore o reazionario (i due termini tendono a essere intercambiabili). Poiché tutte le differenze devono sparire – tra uomo e donna, tra umano e animale, tra vecchio e giovane, e forse tra morto e vivo. Così chi si oppone al matrimonio omosessuale è un persecutore, chi va a caccia o a pesca è un persecutore, chi mangia carne è un persecutore, chi taglia un albero è un persecutore. La dialettica del vittimismo nel suo nesso con la negazione delle differenze produce mostri, e infine, venendo meno quella tra vittima e persecutore, sprofonda l’umano nel caos.

Sinistra (?) contro Destra (?)

Il PDL e il PD sostengono entrambi il Governo Tecnico. Gli votano continuamente la fiducia. Dunque, non possono dire all’elettorato di non condividerne la politica economica, altrimenti la loro posizione sarebbe del tutto insostenibile, e addirittura assurda. Se però si sostiene una politica economica importante e incisiva, significa che nella sostanza la si condivide: anzi, che nella sostanza essa è la propria stessa politica economica, escluso qualche elemento secondario. Dunque, la politica economica che hanno presente i due partiti è sostanzialmente la stessa. Di fronte all’elettorato non potranno presentarsi con politiche economiche davvero differenti. Se il PDL cavalcasse populisticamente il ritorno alla lira, ad esempio, gli si chiederebbe perché abbia sostenuto Monti, e prima perché Berlusconi abbia firmato un anno fa la lettera di intenti della BCE, e il PDL non potrebbe dare risposte sensate. Ne consegue che, essendo in realtà unica la politica economica, le differenze che giustifichino lo scontro si dovranno trovare su altri piani. E il piano sarà soprattutto quello dei cosiddetti diritti civili. Caduta ogni idea di giustizia, la Sinistra imborghesita e dominata dal pensiero radical-borghese punterà sui diritti civili. Per questo, Bersani non può fare a meno di Vendola, cioè esattamente di quel massimalismo in versione post-operaia che ha fatto crollare precedenti Governi, e che minerà alla radice anche il suo. Anche perché gli elettori di Vendola (lui anche, forse, ma tanto è in grado di narrare qualsiasi cosa) questa politica tecnica non l’amano affatto. Per questo, assisteremo ad una campagna elettorale pesantemente sbilanciata sui gay e i loro diritti, che sarà utilizzata in modo del tutto strumentale e da tutte le parti.