Portando Clausewitz all’estremo (1)

Fabio Brotto

Nell’ultimo Girard v’è una curvatura apocalittica che si viene gradualmente accentuando, e di cui è un passaggio cruciale il lungo dialogo con Benoît Chantre dato alle stampe nel 2007 col titolo Achever Clausevitz (it. Portando Clausewitz all’estremo, a cura di G. Fornari, Adelphi 2008). L’idea di fondo che regge tutto l’edificio del testo girardiano è che la guerra, sulla quale il brillante ufficiale prussiano ha scritto pagine fondamentali, sia una istituzione aristocratica avente la funzione di governare e restringere la tendenza umana allo scontro mimetico generalizzato e totalmente annientatore. La guerra, dunque, come insieme di regole e codici. Napoleone, dal quale Clausewitz appare a Girard totalmente affascinato, e che si costituisce quindi come modello, secondo lo schema mimetico ben noto, è colui che fa saltare i princìpi millenari della guerra e la porta verso la forma dell’annientamento reciproco (il cui emblema è nel 1916 Verdun), che comporta, attraverso una serie di passaggi successivi, l’annientamento della forma-guerra in sé stessa, e la sua sostituzione con la violenza generalizzata degli ultimi anni, con gli stermini etnico-religiosi e i massacratori suicidi.

Clausewitz va portato all’estremo perché ha visto giusto, ma il suo razionalismo illuminista non gli ha consentito, secondo Girard, di cogliere quello che avrebbero scorto i grandi narratori dell’Ottocento (come Dostoevskij), e di sviluppare un nuovo tipo di razionalità (che sarebbe quella propugnata da Girard stesso, ancorata alla rivelazione ebraico-cristiana).
Poiché “noi siamo la prima società consapevole di potersi distruggere in maniera definitiva, solo ci manca la credenza su cui appoggiare questo sapere” (16).

Un pensiero su “Portando Clausewitz all’estremo (1)

  1. oh serendipity adelphiana. Io so nulla, ma se ti interessa, Piccola Biblioteca Adelphi 107, J-J Langerdorf, “Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz”. Della guerra, di Clausewitz, di Napoleone, della Prussia e di poco altro. Saluti, grazie del blog.

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